E’ l’informazione la prima arma del dottor Faust
Una delle condizioni fondamentali, suggerisce Lewis, perché il progetto di manipolazione del mondo si affermi è un’adeguata strategia propagandistica: ne vanno sempre presentati gli aspetti umanitari e compassionevoli, mai i risvolti dolorosi e brutali. Sempre l’idea insomma, mai la realtà. Da anni Francesco Agnoli è impegnato in una meritoria opera di controinformazione: raccoglie fatti, vicende, storie, e le racconta a chi voglia ascoltare. Racconta del professor Carlo Flamigni ai tempi in cui scriveva del «modesto statuto scientifico che sta alle spalle di molte tecniche proposte per la procreazione assistita» e dei pericoli dell’iperstimolazione ovarica, prima di diventare un paladino della lotta alla legge 40. Scrive dell’onorevole verde Laura Cima, che prima di dichiarare la legge 40 «un testo oscurantista» aveva definito la fecondazione in vitro una «sperimentazione selvaggia che ha come oggetto donne e bambini e che rappresenta un giro d’affari non indifferente», aggiungendo che «non possiamo considerare l’embrione come un qualsiasi aggregato di cellule; tutti noi abbiamo lì la nostra origine, ed è giusto conservare la sacralità all’origine della vita come alla morte». Ricorda che «la fecondazione artificiale, per comune ammissione, porta con sé circa l’85% degli insuccessi, il 50% di tagli cesarei, il 22% di aborti spontanei, il 5% di gravidanze tubariche, il 29% di parti pretermine, il rischio di anomalie genetiche o malattie degenerative». Occorre continuare?
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