E L’ODIO DI CLASSE SUSCITA AMOR DI TASSE
Savino Pezzotta sostiene che la Cgil di Cofferati fu schiava dei Ds, mentre quella di Epifani lo sarebbe dell’Ulivo. Si sbaglia. La Cgil per sua storia è stata composta secondo un suo rigido codice Cancelli, che prevedeva originariamente il 66% al Pci, il 33% al Psi e l’1% ai cosiddetti “cani sciolti”. Ultimamente il 60% al Pci/Pda, il 30% al Psi e il 10% all’ex Pdup, area de il Manifesto, e sinistra estrema. C’è sempre stata una stretta cinghia di trasmissione tra partiti, per lo più Pci-Pds (salvo il famoso episodio del referendum sulla contingenza) e Cgil. A mutazioni intervenute nei partiti, la Cgil si è “assopita” o appecorata durante il governo di centrosinistra, e si è sostituita, come opposizione politica al centrodestra, ai Ds incapaci di organizzarne una seria e credibile. Epifani, da ex socialista, soffre della sindrome secondo la quale deve essere ben accetto più alla componente di maggioranza (Ds) che non a quella riformista. Di più, come sempre, quando si ringalluzzisce la sinistra estrema, scatta la paranoia del nessuno più a sinistra, così che oggi a condizionare la Fiom, che ha un peso enorme nella Cgil, ed in parte la Cgil stessa, sono le componenti – pardon, sensibilità – che ancora portano il nome di “comuniste”. E l’opposizione, trascinando a volte Cisl e Uil (quando scatta la demagogia pura la paura di perdere tessere contagia tutti), si fa a prescindere. Chiunque sappia far di conto può o ha già costatato come la riforma fiscale in atto abbia portato uno sgravio fiscale ai redditi da lavoro dipendente, soprattutto mediobassi; ma, complice il passaggio all’euro ed il caro-petrolio, il governo ha impoverito gli italiani. Governo ladro, anche se piove poco. Che il potere di acquisto sia diminuito è vero, ma non certo per motivi di politica economica nazionale. Di più, la riforma di cui si discute porta un ulteriore e ben più sostanzioso beneficio ai redditi medio-bassi e alle famiglie numerose, non privilegia quelli della fascia di reddito cui si può, in senso lato, far corrispondere gran parte della base elettorale del centrodestra, ma – colpa, grandissima colpa – si ferma al 33%. Passasse anche l’ipotesi di An al 43-45%, sarebbe lo stesso, anche se la fascia di persone fisiche interessate (perché di Irpef parliamo) si aggira sul 5% dei contribuenti. Perché al comunista non importa quello che guadagna lui, importa quanto si penalizza il ricco. Parafrasando un triste motto, si potrebbe dire: meglio morti che grossi. Se non è odio di classe questo! Per di più becero e trinariciuto, perché comporta scelte, che, mi si consenta, sono simili a quella di quel marito che si castrò per far dispetto alla moglie. Ah, meravigliosi quegli anni nei quali, per valutare un accordo, si usava far due righe di conto. Oggi si fanno ancora due righe, ma di demagogia falsa e bugiarda, chiamando la gente a scioperare (perdere ore di lavoro) perché i ricchi pagano solo il 33% e non il 45% di Irpef. Lord Maynard Keynes reclamava l’ eutanasia del rentier. E, lui, qualcosa di positivo almeno lo fece al tempo suo. Le ricette “di classe” per ora han fatto solo cadere muri. E non parlo di quelli delle classi del Parini. Parlo di quelli di un paradiso terrestre nel quale Adamo ed Eva non erano stati scacciati, ma mandati, a spese dello Stato, a far vacanza in quelle isole meravigliose e progressive che componevano l’arcipelago Gulag. Quello nel quale gli zombocomunisti nostrani vorrebbero mandare i ricchi, anche condonando loro tutte le tasse. Perché non di odio di tasse si tratta, ma di classe.
Don Abbondio
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