E’ lui il leone

Di Laura Borselli
13 Settembre 2007
Le critiche a Bush? «Hollywood sente avvicinarsi le elezioni». Ma la storia rivaluterà san Sebastiano W., «come ha fatto con Truman». Parla Anselma Dell'Olio

«Più che altro una deriva vera e propria». Femminista storica, giornalista e sceneggiatrice, Anselma Dell’Olio non è tenera con l’overdose di politically correct che ha intorbidito le acque della Mostra del cinema di Venezia. Parlare di “antibushismo” dilagante, dice, è ancora poco.
Si può dire che il sesso e la politica (a senso unico) sono stati una cifra distintiva di questa edizione?
Direi che era una mostra piuttosto varia, però c’era un nutrito gruppo di film che alimentava la tendenza politicamente corretta ad andare contro Bush. La pellicola di Haggis, ma soprattutto quella di Brian De Palma in testa. Il film di De Palma è un’apologia del terrorismo bella e buona, dove i soldati vengono dipinti sempre come i cattivi ammazza bambini, a priori. E senza mai menzionare il fatto che al Qaeda gli innnocenti li ammazza come programma, non per sbaglio o per colpa di qualche scheggia impazzita. E la dittatura del politically correct è tale che per dare a tutti i costi un premio a De Palma (la palma d’oro sarebbe stata davvero insostenibile) hanno tirato fuori dal cappello l’innovazione nel linguaggio. Perché il film è girato come se fosse un filmino di quelli che si trovano su YouTube. Dunque De Palma, che è un bravissimo regista, retrocede a una tecnica dilettantistica e riceve pure un premio! Oltretutto è una tecnica che era stata usata già alcuni anni fa, per cui non si tratta neppure di una novità.
Quella dell’antiamericanismo è una tendenza come ce ne sono e ce ne saranno nel cinema? Da che cosa è dettata?
Io credo non ci sia altra spiegazione se non l’avvicinarsi delle elezioni. In fondo la guerra in Iraq è iniziata nel 2003, un po’ di tempo è passato… Credo che con l’avvicinarsi del voto tutta la correttezza politica di Hollywood sia scoppiata irrefrenabilmente diventando incontenibile.
Com’è l’accoglienza per questo tipo di pellicole in America?
Sono film come tutti gli altri, che piacciono a chi apprezza questo genere di storie. Non c’è un’eco particolare.
Come ne esce George W. Bush?
Ne esce esattamente uguale a prima. Perché ultimamente ognuno a Hollywood si sente autorizzato a farsi una camminata sulla sua pancia. Io dico sempre che è un po’ un San Sebastiano. A me sta simpatico, anche perché la parte che lo attacca è davvero troppo, troppo affollata. E il suo destino sarà, credo, esattamente come quello di Harry Truman. Disprezzato dalla stampa, dipinto come un uomo semplice, un politico di professione, un non intellettuale. Poi la storia lo ha rivalutato. Ecco, io credo che accadrà anche a George W. E dunque sì, il leone d’oro lo possiamo dare a lui!

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