E’ molto gay e pure perdente la deriva zapatera di Blair

Di Tempi
04 Maggio 2006

Da un estremo all’altro. La Gran Bretagna non sembra avere mezze misure, o vieta tutto o si lascia andare a politiche quantomeno lassiste e pericolosamente “corrette”. La patria della clause 28, norma introdotta nel 1988 che vietava espressamente a tutte le autorità locali di «promuovere intenzionalmente l’omosessualità o pubblicizzare materiale con l’intento di promuovere l’omosessualità» e «di promuovere l’insegnamento in ogni scuola pubblica riguardo l’accettabilità dell’omosessualità come una relazione che pretende di farsi famiglia», ora strizza l’occhio allo zapaterismo e invita i sudditi a non usare più l’espressione omosessuale, bensì gay, lesbica o transgender. Il motivo? Non discriminare le abitudini sessuali. In realtà, una normalizzazione figlia legittima della scelta di dare il via libera ai matrimoni omosessuali.
Ma Tony Blair, che su queste colonne abbiamo sempre incensato come grande riformista, comincia a pagare il conto di questa deriva. Inghilterra e Galles votano per le elezioni amministrative e i sondaggi sono tutt’altro che lusinghieri per il Labour: un elettore britannico bianco su quattro, infatti, potrebbe votare per il British National Party. A lanciare l’allarme è stato un report del “Jospeh Rowntree Reform Trust” dal quale si evince la disillusione della working class bianca verso le politiche del governo in tema di immigrazione clandestina e multiculturalismo post 7 luglio. Un rischio, quello del political breakthrough del Bnp, che il professor Peter John, autore del report, spiega in questo modo: «Questi potenziali elettori dell’estrema destra sono i classici figli della working class bianca britannica che votano normalmente Labour ma oggi si sentono senza voce e senza rappresentanza». Non per niente lo slogan scelto dal Labour per questa tornata elettorale è “Think local”, ovvero: guardate all’amministrazione della vostra città o paese e non al mainstream della politica nazionale. Che, ad oggi, sta dando soltanto guai e preoccupazioni a un Tony Blair troppo impegnato a rincorrere Zapatero.

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