E’ ora di fermarla

Di Emanuele Boffi
21 Giugno 2007
«Non si può più dare credito ai tagliagole. Tutti in piazza per salvare i cristiani dall'odio islamista». Allam dà la sveglia al «pavido Occidente»

«Salviamo i cristiani del Medio Oriente». Iniziava così l’articolo che Magdi Allam ha scritto mercoledì 13 giugno sul Corriere della Sera. Iraq, territori palestinesi, Sudan, Libano, Egitto, Siria, Algeria, Pakistan, Indonesia, Nigeria. In questi come in tanti altri Stati, ha scritto Allam, «assistiamo in modo pavido e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all’esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani». In Iraq i cristiani erano un milione mezzo prima dell’ultima guerra, oggi sono 25 mila. Nei territori palestinesi la loro presenza si è ridotta ai minimi termini. «A Betlemme erano l’85 per cento della popolazione nel 1948, oggi sono solo il 12 per cento. A Gerusalemme dal 53 per cento della popolazione nel 1922, sono precipitati al 2 per cento», ha scritto il vicedirettore del Corriere. Ma storie di angherie e torture, soprusi, rapimenti e uccisioni avvengono ogni giorno. Affinché questa silenziosa strage non rimanga sepolta sotto un cono d’ombra Allam ha promosso una manifestazione pubblica (mercoledì 4 luglio, Piazza Santi Apostoli, Roma, ore 21).
Nell’articolo che ha scritto sul Corriere della Sera, oltre ai dati che dimostrano come sia sempre più allarmante la situazione, risuonano certe parole riferite all’Occidente: «silenzioso», «pavido», «inerme». A parte Benedetto XVI, nessuno sembra ricordare in quali condizioni vivono le comunità cristiane in Medio Oriente. Per dirla con le parole del vescovo ausiliare di Baghdad Shlemon Warduni: «Dagli Usa e dall’Europa solo silenzio».
è così. E questo accade perché abbiamo paura, siamo confusi, non sappiamo nemmeno identificare esattamente il nemico. Diamo credito a tagliagole e taglialingue, sperando di salvaguardare la nostra incolumità in Occidente. Ma così non facciamo altro che legittimare il terrorismo e i primi a farne le spese sono coloro che ai terroristi sono più vicini territorialmente: i cristiani e gli ebrei. E quando non li riconosciamo come interlocutori, comunque, tendiamo a rimanere equidistanti. Ma non è più tempo di mantenere le distanze, né di continuare a giocare con la terminologia. Anche oggi ho sentito il corrispondente di un importante telegiornale nazionale definire i distruttori della cupola d’oro della moschea di Samarra come dei «guerriglieri». Ma quali guerriglieri! Sono terroristi e basta.
L’appello di invito alla manifestazione insiste sul fatto che difendere oggi i cristiani significa difendere anche i musulmani.
è essenziale la pluralità confessionale. La pluralità è il substrato più solido su cui impiantare un reciproco rispetto. La pluralità etnica e religiosa ha sempre portato ricchezza, anche economica. Oggi invece assistiamo a un esodo ebraico e cristiano dai paesi del Medio Oriente che è preoccupante. Preoccupante anche per gli stessi musulmani, perché se nell’immediato a farne le spese sono i cristiani, alla lunga anche i musulmani dovranno rendersi conto di essere stati abbandonati all’arbitrio di terroristi capaci solo di spargere morte e dolore.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.