E ORA ESAUDIAMO LA RICHIESTA DEL PAPA

Di Reibman Yasha
07 Aprile 2005

Nei giorni del calvario di Karol Wojtyla e in quelli successivi alla sua scomparsa, Paolo Mieli ha detto che è più stupito per quanto il Papa aveva saputo e voluto dire in questi anni piuttosto che per quanto aveva omesso. Con tutto il timore del caso, faccio mio questo giudizio. Ad esempio ci ha ferito il silenzio di Giovanni Paolo II di fronte al discorso del dittatore siriano Assad, che negava la Shoà, ma nei rapporti tra ebrei e cristiani hanno avuto più peso indubbiamente le altre difficili scelte compiute da Wojtyla. è stato il primo Papa a recarsi in una sinagoga, il primo a riconoscere lo Stato di Israele e le colpe della Chiesa di Roma nell’antisemitismo, il primo ad andare a pregare al Muro del Pianto. Una rivoluzione, basti pensare che solo con il Concilio Vaticano II furono cancellate dalle preghiere le formule contro gli ebrei. Wojtyla consegna al proprio successore e a tutti noi un mondo cambiato e la sua morte ci addolora profondamente perché abbiamo perso un amico. Mentre scrivo il mio pensiero corre purtroppo anche a Marco Pannella giunto alla trentacinquesima ora di sciopero della sete perché venga data attuazione alle parole pronunciate dal Papa in Parlamento nel 2002 su un provvedimento di clemenza per i carcerati, parole applaudite da tutti i deputati e senatori. Quando questo giornale andrà in edicola si sarà trovata una via d’uscita e tutti avremo vinto oppure staremo facendo i conti con le conseguenze più drammatiche dell’azione nonviolenta.

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