E SE LA PROPOSTA DI BUDGET BRITANNICA FOSSE LA MIGLIORE?

Di Bottarelli Mauro
08 Dicembre 2005

L’Europa è morta, viva l’Europa. Stupendo tutti, anche i soliti bene informati che nelle ore precedenti all’ufficializzazione facevano circolare indiscrezioni improntate alla ‘resa’ della Gran Bretagna, il ministro degli Esteri Jack Straw – presentando la proposta di budget per l’Ue – ha sparato una fucilata in faccia a chi sperava che l’isolamento delle ultime settimane avesse riportato Londra a più miti consigli. La bozza di proposta non si discosta invece molto da quanto reso noto fino ad oggi in maniera più o meno ufficiosa: ovvero, un bilancio complessivo da 846 miliardi di euro (in stanziamenti di impegni, percentualmente un 1,03 per cento del Pil comunitario) invece degli 871 miliardi proposti a giugno, tagli da 14 miliardi di euro nei fondi strutturali per i nuovi paesi membri (su 160 miliardi complessivi per il cosiddetto fondo di coesione), riduzione di 7 miliardi di euro per i finanziamenti per lo sviluppo rurale (rispetto ai 74 miliardi di euro proposti a giugno), revisione della spesa dopo il 2008, riduzione limitata del rebate britannico, con un metodo di calcolo da scegliere fra due diverse opzioni e pari a circa 8 miliardi ripartiti in tagli da 1,8 miliardi l’anno su un totale di quasi 5.
In parole povere, il rebate resta pressoché inalterato poiché quanto viene perso in rimborso netto viene riguadagnato attraverso i tagli. «Inaccettabile, semplicemente non realistica», questo il primo commento ufficiale giunto al piano britannico e a proferirlo non è stato un diplomatico polacco ma il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durao Barroso. Che fare, quindi? Travestirsi da patologi forensi e capire, attraverso un’impietosa autopsia politica, i motivi del decesso dell’Unione a 25. Che la Gran Bretagna veda l’Europa più come uno spazio commerciale di libero scambio piuttosto che come un soggetto politico è notorio. Così come è acclarata l’impossibilità di Tony Blair di cedere sullo ‘sconto’ ottenuto nel 1984 da Margaret Thatcher al vertice di Fontainebleau, pena la crocifissione politica in patria. Per quanto possa sembrare anacronistico e ingiusto, il rebate (il saldo netto tra dare e avere al bilancio comunitario) ha in effetti un suo senso ancora oggi che la Gran Bretagna è la locomotiva economica d’Europa e non più un paese a pezzi: prima di tutto per il fatto che la spesa maggiore dell’Ue è quella per i sussidi agricoli per i piccoli produttori, categoria di cui la Francia è grandemente rappresentativa mentre lo è molto meno la Gran Bretagna. Inoltre, nonostante il rebate la Gran Bretagna versa a tutt’oggi due volte e mezzo ciò che versa la Francia in termini assoluti nel bilancio comunitario: se non ci fosse, Londra pagherebbe quattordici volte ciò che paga la Francia. Tra il 1984 e il 2002 la Gran Bretagna ha versato 38 miliardi di sterline nel bilancio europeo a fronte dei soli 19 della Francia. è Londra a volere la morte dell’Europa o la vecchia Europa che preferisce affogare con i suoi privilegi (vedi gli agricoltori francesi) piuttosto che tirare la cinghia e diventare competitiva? Forse anche il nostro Mezzogiorno, esempio poco edificante di utilizzo dei fondi comunitari, dovrebbe prima fare un po’ di autocritica e poi attaccare a testa bassa la perfida Albione.

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