E se la prossima Ucraina fosse l’Italia?
Se c’è una cosa su cui tutti gli osservatori italiani concordano, a quasi un mese di distanza dalla guerra del gas tra Russia e Ucraina, è che occorra “diversificare” le fonti di approvviggionamento. Il che equivale a costruire più rigassificatori e ad importare gas liquido via mare. Tutto semplice se non fosse che appena si comincia a parlare di rigassificatori, in Italia scatta immediata la famosa “sindrome Nimby” (Not in my backyard), tutto è giusto purché non venga fatto “nel mio giardino”.
Ma c’è un altro elemento che sembra condizionare, e non poco, lo sviluppo del mercato italiano del gas in cui esiste un unico soggetto dominante sia nell’approvviggionamento che nella vendita del gas: l’Eni. Sul ruolo del colosso energetico italiano, per la verità, si era già espressa nel gennaio dello scorso anno l’Autorità per l’energia elettrica e gas con una segnalazione al parlamento e al Governo. «Il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 – si legge nella segnalazione – ha disposto la separazione societaria delle attività nel settore del gas che, per il gruppo Eni, ha dato luogo alla costituzione di una società (Snam Rete Gas) operativa solo nel trasporto nazionale del gas e di una divisione della società capogruppo cui sono state affidate le attività di importazione e vendita del gas naturale (Eni Gas & Power). La produzione dei giacimenti italiani è parimenti affidata a una divisione dell’Eni (Agip), mentre le attività di stoccaggio sono state affidate alla società Stogit, pure di proprietà Eni. Insomma, in Italia Eni suona, canta e porta la croce.
Dal canto suo Eni si difende. «La verità – ha spiegato l’Ad della società Paolo Scaroni in una recente Audizione alla Commissione Attività produttive della Camera – è che molti degli interventi richiesti dal mercato, sono già stati previsti ed attuati dall’Eni». Anche se Scaroni avverte: «Se si continuerà ad invocare una forte e indiscriminata frammentazione degli operatori del settore del gas italiano, il rischio che i prezzi salgano è reale. Il grande fornitore internazionale, rappresentato da società ricchissime come Gazprom e Sonatrach, non ha certo bisogno di vendere a tutti i costi, e si troverebbe nella straordinaria e favorevole condizione, di trattare con molti compratori più piccoli e più fragili di un’azienda solida come Eni, impossibilitati a negoziare prezzi favorevoli e convenienti. Prezzo del gas che peraltro, dal primo di gennaio 2006, in Italia è tra i più bassi d’Europa».
Comunque, una soluzione, almeno secondo l’Autorità, potrebbe essere l’uscita di Eni dal capitale di Snam Rete Gas. E qui si apre un altro filone. Secondo indiscrezioni, questa uscita potrebbe trasformarsi presto in realtà, ma con una postilla. Al posto di Eni, infatti, la maggioranza delle azioni di Sna Rete Gas potrebbe passare nelle mani del colosso russo Gazprom che così controllerebbe tutto il mercato europeo del gas. Che l’Italia sia destinata a diventare, presto, una nuova Ucraina?
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