E se non è intolleranza, cos’è?
«Nel corso dell’ultimo Senato Accademico i rappresentanti degli studenti hanno chiesto spiegazioni in merito ai recenti fatti accaduti nel nostro ateneo: l’arbitraria sospensione delle lezioni da parte del Rettore tramite una disposizione perentoria per il giorno 10 ottobre; nello stesso giorno la partecipazione “attiva” del Rettore stesso all’assemblea indetta dai “centri sociali”; il Pro-Rettore, nella giornata di mercoledì 13 ottobre, che si mette alla testa di un corteo composto al 90 per cento da studenti medi superiori; la mancata presa di posizione su professori che propongono durante la lezione illegittime forme di protesta coinvolgendo ignari studenti (ad esempio “lezioni in strada”); l’avere acconsentito ad un’illegittima occupazione, svoltasi nelle notti di sabato 22 e domenica 23 ottobre, fornendo le “chiavi” di Palazzo Nuovo; l’indifferenza di fronte a gravissimi atti di intimidazione e vandalismo accaduti sempre nelle notti di sabato 22 e domenica 23.
Il Rettore, più volte sollecitato a dare spiegazioni, ha costantemente sviato il discorso fingendo di ignorare i fatti espostigli e generalizzando e banalizzando con tale affermazione: “è tutta colpa del Ddl”. I fatti esposti nascono da un modo distorto di concepire e utilizzare l’università. Essa è infatti intesa come avamposto politico e gli studenti sono usati come pedine spesso inconsapevoli: ad esempio, mentre si strumentalizzano studenti e ricercatori nel portare avanti la protesta, si bandiscono concorsi solo per professori. Ancor più grave è che tale concezione provenga da chi guida il nostro ateneo: non a caso essa si riflette in alcuni comportamenti di studenti o pseudo tali che si sentono legittimati dalle autorità accademiche – loro “compagni di corteo” – a imbrattare muri e bacheche con pesantissimi insulti ed offese ingiuriose, minacciare chi non la pensa come loro e a interrompere le lezioni. è necessario quindi evidenziare un fatto grave: la libertà in università è messa pericolosamente in discussione. Libertà intesa come espressione delle proprie idee e possibilità di renderle pubbliche, di agire secondo i propri giudizi. è in atto una strategia tesa a negare la grave evidenza di questi fatti. C’è una minoranza che “urla” e una maggioranza accettata solo se tace, in virtù di un subdolo utilizzo di un ipotetico silenzio-assenso.
Inoltre tali fatti accadono in un clima particolarmente teso, a seguito degli avvenimenti già stigmatizzati dal Presidente del Senato Pera e dal Sindaco di Torino Chiamparino, la cui persona è stata oggetto di pesanti e ingiustificati attacchi. Si invoca una tolleranza che ci educhi a rispettare gli “altri”, ma quando gli “altri” non la pensano come chi “urla”, allora devono tacere».
Torino, 25 ottobre 2005, obiettivostudenti
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