Ecco perché quel ministero fa acqua. Checché ne dicano i sostenitori di Pecoraro
Nell’articolo “Il dicastero che fa acqua”, pubblicato sul numero 38 di Tempi, affermavo tra l’altro che durante la gestione Pecoraro all’Apat erano stati nominati tre dirigenti (Capasso, Caracciolo, Mezzanotte) in modo illegittimo, in quanto privi dei requisiti richiesti per legge. I tre interessati hanno fatto pervenire al direttore una precisazione-diffida (pubblicata nella rubrica delle lettere nell’ultimo numero di Tempi), in cui si afferma che il conferimento degli incarichi non ha nulla di scorretto. «In due casi – scrivono i diretti interessati – si tratta di dirigenti dell’Agenzia con esperienza ultratrentennale maturata nelle materie di competenza delle unità loro assegnate. Nel terzo caso, per una posizione di natura giuridico-amministrativa, l’Apat si è avvalsa della possibilità, espressamente prevista dal Decreto legislativo 165/2001, di affidare incarichi dirigenziali a professionalità esterne, con contratto a tempo determinato».
Primo. I provvedimenti di conferimento degli incarichi di capo Dipartimento Apat in oggetto sono stati emessi dal commissario Viglione, ai sensi dell’art. 19, comma 4 del decreto 165/2001. Ma il comma in questione dispone che tali incarichi siano conferiti con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente. Vi è quindi con ogni evidenza un vizio di legittimità da parte di chi ha conferito l’incarico, non essendone titolato; il provvedimento di nomina è illegittimo. Secondo: il vigente regolamento dell’Apat nonché le norme di carattere generale relative alle Agenzie contenute nel decreto legislativo n. 300/1999 dispongono le modalità di vigilanza da parte del ministero dell’Ambiente sull’Agenzia. Per quanto a mia conoscenza, risulta ad oggi che il ministero non effettui più alcuna attività di vigilanza sull’operato dell’Apat, almeno a decorrere dal 5 gennaio 2007, allorquando il dr. Basile, direttore generale per i servizi interni del ministero, ha comunicato (nota n. 343/BC2) al commissario di «ritenere che tutti gli atti di gestione posti in essere, stante la natura di ente pubblico dell’Apat, siano immediatamente esecutivi ed efficaci, qualora evidentemente non differentemente previsto da specifiche normative, e non necessitano di qualsivoglia approvazione ministeriale».
Anche in questo caso c’è da rilevare un evidente abuso di potere, in quanto tale avventata interpretazione giuridica, per poter essere giudicata corretta, avrebbe dovuto essere emanata dal ministro dell’Ambiente, che è il soggetto giuridico titolato ad assicurare la vigilanza del dicastero sull’operato dell’Apat, e non già dal direttore generale Sergio Basile, che ha tra i propri doveri il mero supporto al ministro per la vigilanza e non ha, dunque, facoltà di assumere decisioni in merito alla sussistenza dell’attività di vigilanza stessa. Inoltre, ad oggi la sola forma di vigilanza e controllo sugli atti dell’Apat è attribuita al Collegio dei revisori, il componente più “prestigioso” del quale vanta una recente nomina (ben remunerata) ad esperto nell’ambito della Segreteria tecnica del direttore generale Mascazzini, e contratti per parenti e affini presso la stessa Agenzia e presso l’Icram, altro istituto vigilato dal ministero; il che fa quantomeno riflettere sulla rigidità ed attendibilità delle modalità di controllo. Il provvedimento non è stato sottoposto ai controlli richiesti dalla legge. Terzo. Riguardo agli incarichi affidati al Caracciolo ed al Mezzanotte, dopo aver specificato che risultano essere ambedue dirigenti di seconda fascia dell’Apat, non in possesso della qualifica di dirigente generale, non risulta essere stata preliminarmente disposta alcuna verifica dei curriculum di molti dei dirigenti e dirigenti di ricerca, alcuni dei quali avevano già ricoperto per alcuni anni incarichi di direttore di dipartimento in Apat, e che, nell’ambito dell’Agenzia, risultano essere nei loro confronti sia più titolati sia di maggior esperienza. Quanto al Capasso, risulta essere un dipendente dei ruoli del ministero della Giustizia, precedentemente in servizio presso il Tribunale di Tivoli con la qualifica impiegatizia di (basso) livello C2; prima delle nomine a dirigente del Servizio di controllo interno dell’Apat nel mese di dicembre 2006 e della successiva nomina nell’aprile 2007 a dirigente generale del dipartimento Servizi generali, non risulta mai aver ricoperto in precedenza alcuna funzione dirigenziale nella pubblica amministrazione. I provvedimenti risultano illegittimi quanto meno per l’illegittimità della procedura sulla base dei quali sono stati assunti: una procedura corretta avrebbe messo in evidenza la carenza di requisiti dei tre.
Tutto questo si verifica in un ente che, se funzionasse bene, sarebbe estremamente utile alla tutela dell’ambiente nel nostro Paese; e che invece, guidato da un avvocaticchio in conflitto di interessi, gestito da dirigenti di dubbia competenza e per di più illegittimi, è lo specchio della clientelare e fallimentare gestione attuale del ministero dell’ambiente.
NB: Copia del presente articolo, redatta in forma di esposto, è stata inviata al Procuratore generale della Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica di Roma, per i provvedimenti che riterranno di dover assumere.
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