Ed ecco a voi il sindacato di governo
Il congresso della Cgil a Rimini ha sancito pochi ma chiari punti programmatici. 1) Il governo Berlusconi ha fallito su tutta la linea, quindi va non solo bocciato elettoralmente ma anche eliminato dal dna del paese. 2) Al principale sindacato italiano il programma dell’Unione piace, quindi l’ipotesi del “sindacato di governo” e della pace sociale non è peregrina. 3) Per ottenere questo trattamento preferenziale, l’Unione deve però cedere ad un paio di condizioni: la legge 30, la cosiddetta “legge Biagi”, e la riforma Moratti devono essere cancellate.
Cisl e Uil, per bocca dei propri segretari, hanno già detto no all’ipotesi “collateralista” (tanto per usare un termine caro all’ex segretario Cofferati) verso il governo aprendo un secco contenzioso con la Cgil sul fronte della riforma contrattuale. Unità addio del tutto, con somma gioia dell’ala massimalista guidata dalla Fiom e fiancheggiata da Rifondazione comunista e Comunisti italiani. Una bella grana, invece, per la componente riformista dell’Unione, formalmente l’asse portante della coalizione poiché vede schierate in sua difesa e rappresentanza le truppe della Margherita e la maggioranza relativa dei Ds. No, nessun imbarazzo. Si abbozza, si negano contrasti, si cambiano addirittura concetti e parole.
LE CONDIZIONI DI GUGLIELMO
Cosa ha detto il segretario della Cgil? Ecco i suoi virgolettati, riportati dall’agenzia Ansa. «Ci vuole una politica industriale che la smetta di sostenere investimenti estensivi o di processo, e che si concentri nel qualificare l’innovazione di prodotto. Una politica “sorretta” da infrastrutture efficienti, da un nuovo sistema bancario-assicurativo visto che la riforma del risparmio non ha contribuito a renderlo più puntuale e trasparente (ricordarsi di avvertire Consorte e Fassino della reprimenda, ndr). Qualità, queste ultime, che devono caratterizzare anche il sistema formativo, cominciando con il cancellare le riforme della ministra Moratti». E in materia di riforme varate dal centro-destra, Epifani si sofferma anche sulla legge Biagi: «Bisogna andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia: cancellando tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro, favoriscono la destrutturalizzazione (sic!) dell’impresa e indeboliscono la contrattazione collettiva». Ovvero, torniamo agli anni 60 e vedrete che sarà di nuovo boom: che lenza questo Epifani, sembra un Giavazzi in sedicesimo. Neanderthal produttivo a parte, cosa avete capito di questa relazione? Facile, che la Moratti va abrogata e la Biagi ribaltata completamente e svuotata dei suoi contenuti pregnanti: quindi, abrogata nei fatti.
quelli che
«NON ABROGHEREMO»
Cosa pensano di questa nuova stagione della Cgil alcuni eminenti rappresentanti della sinistra liberal e riformista? Per Enrico Morando, deputato Ds, «è giusto che Epifani abbia tratto un bilancio a tinte fosche di questi cinque anni di governo del centro-destra, concretizzatisi nel più lungo periodo di stagnazione economica recente, preconizzando una possibile “pace sociale” e un ritorno al metodo della concertazione in caso di vittoria dell’Unione. E questo per il semplice fatto che del metodo concertativo questo governo ha fatto carta straccia, cercando unicamente di ridimensionare il peso dei sindacati. Detto questo, la mia opinione non è identica a quella di Epifani su quali siano le procedure e le caratteristiche della concertazione necessaria. Per quanto riguarda le richieste della Cgil di abrogare la legge Biagi e la riforma Moratti, debbo dire che non sono mai stato appassionato a questa distinzione mediatica tra “abrogazionisti totali” e “riformatori profondi” all’interno del centro-sinistra. Sono per le riforme profonde, non per l’abrogazione. Nel campo del lavoro penso che dovremo modificare la legge 30 su aspetti qualificanti, non ci vogliono 38 forme di contratto per garantire la necessaria flessibilità del nostro sistema. Il vero problema è quello che non hanno affrontato né il governo di centro-destra né quello di centro-sinistra, ovvero un sistema universale di ammortizzatori sociali che elimini dalla scena le vecchie ricette sindacali e la tentazione di un ritorno alle rigidità contrattuali di un tempo. Io credo nell’autonomia sia dei sindacati sia dei governi. Il governo di centro-sinistra realizzi il suo programma con coerenza e non accetti l’ipoteca politica dalla Cgil. Ci sono argomenti su cui le posizioni della Cgil sono vicine a quelle dell’ala più massimalista dell’Unione, ma – ripeto – su punti come la legge Biagi e la riforma Moratti noi cambiaremo le leggi, non le abrogheremo».
Meno ottimista ma ugualmente calato nel ruolo di pompiere il senatore della Margherita e padre della prima riforma del mercato del lavoro, Tiziano Treu. «Epifani ha parlato di superamento della legge Biagi nei suoi aspetti più pericolosi, non di abolizione. Ha usato una formula che usiamo anche noi nel programma dell’Unione, quindi lo ritengo un punto di vista più che condivisibile».
e quelli che «NO PROBLEM»
Verrebbe da dire “avvertite Morando”, ma evitiamo polemiche sterili. «Per quanto riguarda un possibile asse tra Cgil e Rifondazione e Pdci in chiave anti-riformista – prosegue Treu – ricordo che l’Unione ha un programma da cui scaturisce una linea di impegno e azione comune che hanno sottoscritto anche Diliberto e Bertinotti, quindi non vedo come possano nascere veti o incomprensioni». Verrebbe da dire “chiedete a Prodi e al suo primo governo finito gambe all’aria”, ma evitiamo polemiche sterili. Per Treu «differente è la questione della non unità sindacale emersa dopo gli interventi di Angeletti e Pezzotta, un punto che preoccupa anche me. Mi auguro che i sindacati trovino linee convergenti, visto che nella prospettiva di un governo di centro-sinistra ci interessa avere a che fare con un sindacato che abbia proposte comuni. In tal senso vedo come uno dei punti più difficili di incontro quello della riforma contrattuale, che vede posizioni molto diverse tra Cgil da un lato e Cisl e Uil dall’altro. Non nascondo le difficoltà esistenti ma certo, da qui a fasciarmi la testa prima di essermela rotta ce ne passa».
CORTOCIRCUITO SULLA BIAGI
Chissà però se Treu ha sentito quanto dichiarato da Romani Prodi all’assise riminese e quanto da Paolo Nerozzi e da Claudio Rinaldini, rispettivamente segretario confederale della Cgil e della Fiom. Ecco il primo: «Non siamo contro la flessibilità se serve alle imprese per essere competitive, ma siamo assolutamente contrari a quella flessibilità che si traduce in precarietà. Dovremo essere capaci di armonizzare flessibilità e stabilità superando, attraverso significative modifiche, quella che è impropriamente chiamata legge Biagi».
Il secondo: «Via la legge Biagi, colpire l’evasione fiscale, tassare le rendite finanziarie, ritiro delle truppe italiane dall’Irak e dall’Afghanistan, cancellare la Bossi-Fini».
Il terzo: «Il governo di centro-sinistra dovrà dare subito un elemento di discontinuità, di rottura. La prima potrebbe essere abrogare la legge 30».
Non vi basta? Ecco a stretto giro di posta Piero Fassino, segretario dei Ds, da Lamezia Terme: «Non abbiamo mai detto di voler abrogare la legge Biagi, che io preferisco chiamare legge Maroni. Abbiamo detto che la legge Maroni espone troppi lavoratori a rischio di precarietà e che occorre correggerle sia con una serie di modifiche, sia approntando ulteriori strumenti». Questi sì che è un’Unione!
Signori si parte, il circo è in città.
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