Edimar, molto più che una messa in scena
«Uccidi!». «Ammazza Regis!». «Io non ammazzerò Regis. Io non ammazzerò più nessuno». «Allora muori!». Comincia così, crudo, il musical che i ragazzi della scuola media Kolbe di San Vittore Olona (Mi) hanno dedicato a Edimar, un meninho da rua ucciso una dozzina di anni fa nelle favelas di Rio de Janeiro perché si era rifiutato di uccidere un compagno. Una breve introduzione, poi i ragazzi si lanciano nel primo samba che racconta la vita di strada nelle favelas. Una storia ruvida, di violenza e droga, raccontata con un linguaggio che non si concede eufemismi. Qualcuno in platea alza un sopracciglio, ohibò, in una scuola queste parolacce; ma in bocca ai ragazzi suonano naturali, è la loro lingua, racconta il loro mondo. E i ragazzi si immedesimano, capiscono che Edimar sono loro: «Abbiamo vissuto la storia di Edimar sulla nostra pelle», ci dirà alla fine una delle protagoniste. «Dopo aver guardato a lungo il cielo in cerca di te, i miei occhi, da scuri che erano, sono diventati azzurri» è il verso di una poesia che ne ha segnato il cammino. È da qualche anno ormai che alla Kolbe hanno scelto il musical, più immediato e coinvolgente della solita recita. I ragazzi si sentono coinvolti, tutti, anche quelli che in classe sono i più timidi e defilati. I testi delle canzoni sono scritti dai professori, le musiche composte da un amico pugliese e suonate dagli alunni, i ragazzi cantano dal vivo sulla base registrata da loro stessi. I protagonisti, manco a dirlo, sono stati scelti tra i più vivaci della scuola, quelli più a rischio bullismo per usare un termine che va di moda. Non gli hanno fatto prediche sulla legalità, ma gli hanno fatto toccare con mano che un’alternativa è possibile: quando sul finale i “cattivi” della banda si affacciano sul proscenio e affermano a turno «era necessario che Edimar morisse, perché io comprendessi cosa vuol dire vivere», quando il coro conclusivo canta «Edimar, per tutti novità», è chiaro che non si tratta solo di una messa in scena.
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