Editori sul piede di guerra contro gli sconti incondizionati
Il 12 giugno alla Camera dei deputati passa, contro il parere del Governo, l’emendamento al ddl sulle liberalizzazioni dello sconto finale sui libri prodotti da meno di due anni proposto da Forza Italia. Il 3 agosto viene approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il ddl messo a punto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Franco Levi. L’emendamento dispone l’abolizione dell’articolo 11 della legge 62/2001 noto come disciplina del prezzo fisso che prevede l’applicazione di uno sconto massimo del prezzo di copertina del 15 per cento nella vendita di libri al consumatore finale. Mentre nella maggioranza dei paesi europei il limite di sconto è fissato in genere tra lo 0 per cento dei paesi scandinavi e il 5 per cento della Francia. L’emendamento soddisfa la richiesta dell’Antitrust per introdurre maggiore “libertà” nel mercato dei libri. In nome dei “diritti dei consumatori” lo stesso giorno è passata infatti anche la proposta sulla libera riproduzione dei libri «per uso personale», che sancisce l’abolizione della tutela e del rispetto del diritto d’autore. Non sono ovviamente mancate le proteste da parte della maggioranza degli operatori del settore. A partire dai piccoli editori e dalle librerie indipendenti che una politica di liberalizzazione incondizionata degli sconti penalizzerebbe tanto da rischiare la scomparsa, prefigurando per la filiera indipendente una situazione quasi “sovietica” che di fatto favorirà ancora di più i prodotti di mass market.
Una regolamentazione sul prezzo fisso è tuttavia auspicabile. «Lo stare nel mercato non dipende dallo sconto ma dall’assortimento», osserva Lorenzo Martelli, direttore della promozione di Messaggerie libri «perché la politica degli sconti sposta l’asse delle vendite, ma non crea volumi. Una stretta sullo sconto farebbe bene, l’importante è però che si decida su uno sconto fissato in un mercato come questo che ha già le sue forti anomalie, prima fra tutte che in Italia i player delle librerie sono anzitutto editori».
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