Ehi, Dico, e con i single di fatto come la mettiamo?

Chi le scrive è un single di fatto. Le donne me la danno in maniera superficiale e discontinua. Ne consegue che l’affitto me lo pago da solo, e il canone Rai idem. Ogni tanto muore qualcuno che conosco, ma siccome non è la mia compagna – pardòn: il mio compagno – non percepisco né la sua pensione, né la sua eredità, e soprattutto gli assegni familiari me li posso scordare. Mi piacerebbe molto che facessero una legge per i single di fatto, in cui un single di fatto si mette con un altro single di fatto ma rimangono entrambi single. Vuoi mettere il romanticismo di condividere luce acqua gas telefono e internet, e canone Rai, e bollo auto e potersi sedere in prima fila al funerale del tuo lui/lei senza i mormorii delle vecchie che ti additano ad amante illegittimo? Perché la legge ci nega questi piaceri? A quando una norma che obblighi una donna a darmela, lavarmi i panni e preparami la cena, pagamento rateale in 120 mesi interessi 0? L’unico neo di questi Pacs è che non essendo regolarmente sposato un povero cristo non può beneficiare del sacrosanto diritto al divorzio breve. Ma mi dicono che non tutte le ciambelle escono col buco.
Mattia Spanò Milano

Ho cominciato a fare la catechista in una classe di bambini e mi sono resa conto che è molto difficile farsi capire, perché le immagini tradizionalmente utilizzate per spiegare cosa sia la Chiesa sono oramai troppo lontane dall’esperienza dei bambini. Quando ho fatto l’esempio del gregge e del Buon Pastore, un bimbo ha chiesto: cos’è un gregge? Allora ho provato con la pietra angolare, «quella che regge tutte le pietre che fanno la casa». Niente. Allora ho giocato l’ultima carta: Dio ci accoglie nella sua grande famiglia, la Chiesa, in una famiglia c’è un padre (di solito) e a capo della Chiesa c’è il Santo Padre. In una famiglia si obbedisce al padre, nella Chiesa si obbedisce (di solito) al Santo Padre. Questa volta nessuno ha obiettato nulla. Per fortuna questi bambini sanno ancora cosa sia una famiglia, ma temo che in futuro anche questi termini (famiglia e padre) diventeranno difficili da spiegare ai nuovi bambini, più moderni di quelli che mi sono capitati stavolta. Forse dovrò precisare loro che la Chiesa è come una specie di famiglia particolare, detta da alcuni tradizionale (sperando di non urtare qualche progenitore A o B). Non so se farò la catechista anche in futuro, ma una cosa l’ho imparata: chi ha le idee confuse su cosa sia una famiglia non potrà capire come funziona la Chiesa e inversamente chi ha le idee un po’ confuse sulla Chiesa potrebbe avere idee confuse sulla famiglia e magari gli tocca pure occuparsene come ministro del governo.
Giovanna Rossi via internet

Dico, non vediamo l’ora di leggere la «parola meditata, ma per vie ufficiali, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti» preannunciata dal cardinal Camillo Ruini. Chissà perché, abbiamo l’impressione che questa volta madre Rosy e padre Romano non la passeranno liscia in materia di debiti formativi in politica, e in catechismo.

Più o meno un anno fa compravo casa e il mutuo tra spese notarili e tasse varie mi costava 5 mila euro circa in meno. Grazie a Silvio. Qualche giorno fa mia moglie ha fatto il test di gravidanza in una struttura convenzionata. Pensavo fosse gratis. Ho pagato quasi 20 euro per sapere che diventerò papà a ottobre. Mi hanno detto che se mia moglie fosse rimasta incinta la scorsa legislatura, avrei pagato meno della metà. Il mio bimbo non è ancora nato, è “alto” due millimetri e già le sanguisughe dello Stato sono al lavoro su di lui.
Simone Fortunato

Dico, ma non le hanno spiegato che le sanguisughe curano le malattie?

Grazie per lo spazio riservato alla mia intervista, che la collega Michelle Nouri ha realizzato rispettando lo spirito e la lettera delle mie considerazioni. Solo in un punto c’è un’imprecisione, derivante dall’incrocio riassuntivo di due ordini di pensiero. Ho effettivamente detto: «Mi ricordo che qualche anno fa le pagine dei giornali erano popolate di titoli su Santoro», ma il successivo «e chi se ne frega!» non era certo riferito al quesito «Tornerà o non tornerà?» (in tivù). Anche perché invece per me il suo ritorno in video era una questione di principio, dal momento che ne era stato estromesso per esplicita, inaudita richiesta (censoria) di Silvio Berlusconi. E comunque la si pensi su Santoro, i politici – tutti, compresi alcuni di sinistra che, più furbi, non fanno pubbliche esternazioni ma influenzano o esercitano pressioni in modo meno plateale – dovrebbero semplicemente astenersi dall’intervenire sulle azioni dei giornalisti (per quelle, se sbagliate, ci sono i codici di legge). No. I titoli cui mi riferivo erano quelli che, una decina d’anni fa, ciclicamente riguardavano la permanenza o meno di Santoro in Rai: “Andrà o non andrà a Mediaset?”, e via con il tormentone. Ma chi se ne frega, per l’appunto (tra l’altro, a Mediaset Santoro poi approdò davvero: è il mercato, bellezza). Cordiali saluti
Antonello Piroso

Per celebrare la festa della vita, il 5 febbraio la Rai ha pensato bene di trasmettere in prima serata l’aborto edulcorato. L’aborto, «il modo con cui noi medici diamo la possibilità a Dio di ripensarci». Così, nella serie E.R. Medici in prima linea un protagonista giustifica la sua azione su una quindicenne incinta, “oppressa” da genitori cattolici che appaiono insensibili, nel nome di Dio, al dramma umano della figlia. Peccato che gli sceneggiatori si siano dimenticati di dare voce al dramma del nascituro, forse anche perché potrebbero non apparire mostri coloro che lo vogliono tutelare.
Gerolamo Tommasi Milano

Dico, nel mondo alla rovescia succedono tante cose, però questa di dare a Dio un’altra possibilità ci ricorda una bella barzelletta sui carabinieri.

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