El purtava i scarp del fòlber
Il Vismara Walter, ragioniere, nato e cresciuto «in un quadrilatero ristretto: via Vitruvio, corso Garibaldi, il Duomo, piazza Cinque Giornate» era un uomo abitudinario. Niente grilli per il capo, il Vismara Walter. Trentasei anni, scapolo, un appartamento dignitoso con la sorella Elvira, la vita scandita da una routine consolidata. Già aver dovuto cambiar ditta (la sua era stata venduta dal vecchio padrone) era stato uno scossone duro da assorbire. Ma il fòlber (il football, cioè il calcio, come lo chiamavano allora a Milano) proprio no, con la sua vita non c’entrava per niente. Mai andato allo stadio, mai dato un’occhiata alla Gazzetta, mai niente di niente. Ma il cumendatùr Tosatti, suo nuovo datore di lavoro, pagava bene ma era inflessibile: ogni dipendente, un giocatore. Tutti i giovedì sera, partitella. E il primo maggio l’avvenimento dell’anno dell’azienda: la partita scapoli-ammogliati.
Per il Vismara Walter, specie di piccolo signor Friedmann delle pianure lombarde, uomo dalla moralità irreprensibile, che ha fatto della cortesia e delle formalità una difesa da ogni imprevisto, l’irrompere del calcio nei ritmi consolidati è una specie di incubo. Ma anche, insieme, l’inizio di un’avventura dai sorprendenti sviluppi. Scoprirà dimensioni di sé che non avrebbe mai sospettato, capacità di rapporto assolutamente inattese. Il primo romanzo di Roberto Perrone, da sempre cronista sportivo per le maggiori testate nazionali, è un atto d’amore alla sua grande passione, il gioco del football, e ai suoi personaggi. Ma non solo. Rivive nelle sue pagine una stagione irripetibile: la Milano dei primi anni Sessanta, il boom economico, il crepuscolo di un mondo di valori consolidati e il nuovo che incomincia a annunciarsi. Ritratti con affetto e un pizzico di nostalgia; con una scrittura piacevole, netta, sobria, che ha il profumo delle buone cose di una volta e un’infinita attenzione per l’umano.
Roberto Perrone, Zamora, 138 pp. Garzanti, euro 10.
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