Elezioni da suicidio d’autore come Romeo (Monza) e Giulietta (Verona)
L’autocitazione non ci piace, però in questo caso fa parte del dovere di cronaca: le amministrative sono andate come avevamo previsto fin da metà maggio (cfr Tempi 21), quando scrivevamo in questo editoriale che «Non abbiamo sondaggi tra le mani e, francamente, non ci interessa procurarcene… le urne diranno – profetizzano le nostre antenne – che il nuovo governo proverà i primi sudori freddi. Potrebbe andare così: che la Casa delle Libertà conquista qualche comune rosso sfiancato da mezzo secolo di regime locale e va in affanno dove invece dovrebbe stravincere. In cambio si potrebbe scatenare il partito dell’astensione (diciamo che arriva a sfiorare il 40%?). Perché? Nostalgia delle cipolle del centro-sinistra? Impossibile. L’anima margheritico-diessina è talmente fuori dalla realtà che ogni suo eventuale successo non può essere che il frutto di un qualche autogol delle forze di governo. Quali autogol? Certi litigi interni, certo sfilacciamento sul territorio…» Detto fatto: la sinistra va in pensione in tutta Europa, ma il governo della Casa delle Libertà incassa il suo primo campanello di allarme. Nessuna sopravvalutazione, per carità: che il centrosinistra gridi vittoria è legittimo, che tale vittoria sia segno di vitalità politica è una visione da ubriachi. Il centrosinistra vince grazie all’autogol della Cdl, che per superficialità e presunzione ha snobbato le amministrative andando al voto divisa e talora presentando personaggi improbabili, imposti verticisticamente, spesso senza nemmeno verificare se il candidato in questione dovesse essere eletto a Canicattì piuttosto che a Pordenone. Il trionfo del partito dell’astensione e l’harakiri dei governativi (causa risse intestine) in roccaforti ultraborghesi come Monza o Verona documentano il segno, preoccupante, di questo pittoresco dilettantismo. Non è una catastrofe, ma Berlusconi stia allerta: non bastano le sue performance per cambiare l’Italia. Ci vuole una squadra politica, culturale, giornalistica, che sia finalmente unita e che, soprattutto, abbia salde radici nel popolo.
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