Elogio del materialismo

Di Lindsey Lawrence
29 Novembre 2001
«Uomini e donne lasciati liberi di cercare il proprio benessere materiale e il proprio interesse individuale, finiscono per essere i più compassionevoli». O della superiorità del capitalismo (a tutto vantaggio dei poveri) sugli umanitariani (clericali-clericali e clericali-giacobini), eredi dei Torquemada e degli Stalin di Lawrence Lindsey *

La somma donata ai parenti delle vittime morte negli attacchi terroristici dello scorso 11 settembre ha raggiunto quota 1,3 miliardi di dollari. Una cifra considerevole ma del resto conforme alla generosità degli americani. Secondo l’American Association of Fundraising Counsel, l’anno passato i cittadini statunitensi hanno contribuito alle organizzazioni di beneficenza con donazioni per 203 miliardi di dollari, circa il 2% del Pil nazionale, sorpassando di molto i contribuiti di qualsiasi altro Paese. Ma anche coloro che per beneficenza privata si sono classificati immediatamente alle spalle degli Usa, sono paesi che ne condividono valori e tradizioni.

L’etica del capitalismo

Perché gli americani sono così generosi? Qualcuno dice che questa generosità è semplicemente una conseguenza della straordinaria capacità del capitalismo di produrre ricchezza. Una capacità che nessuno dovrebbe mettere in discussione, come non bisognerebbe mettere in dubbio che il benessere, una volta soddisfatte le necessità primarie, rende più facile rispondere ai bisogni di chi ha meno. Tuttavia c’è anche qualcos’altro, oltre alla creazione di ricchezza, a legare il capitalismo all’umanitarismo. Dopo tutto uno, col proprio denaro, potrebbe fare tantissime cose piuttosto che venire incontro ai bisogni degli altri. La solidarietà non poggia semplicemente sulla ricchezza, ma su un ethos. E sono due aspetti dell’ethos del capitalismo – il materialismo e l’individualismo – a rendere possibile l’umanitarismo. Il materialismo dice che la qualità della vita di ciascuno sulla terra è importante, che la vita dovrebbe essere di più che una lotta giornaliera per soddisfare i bisogni primari. Non è una cosa ininfluente, perché se uno ritiene che le condizioni materiali della vita umana non sono importanti, allora non riconosce neppure il valore del dare una risposta ai bisogni materiali degli altri uomini. Gli individui che si sono impadroniti con la forza degli aerei e li hanno fatti schiantare contro le Twin Towers e il Pentagono, non attribuivano alcun valore alle condizioni materiali della vita. E certo non assegnavano gran valore neppure alla vita in se stessa. Hanno dato consapevolmente la morte a loro stessi e a migliaia d’altri uomini, infliggendo insieme la sofferenza a molte decine di migliaia di persone per un fine non materiale. I loro atti e la retorica dei loro leader non sono soltanto non materiali, ma anti-materiali. Credono nella distruzione. Il capitalismo è al contrario l’ideologia della costruzione ed è l’ethos migliore che l’umanità abbia mai trovato in grado di rendere concrete le nostre aspirazioni e i nostri sogni. Perciò «Man also rises» («Anche l’uomo risorge»), il dipinto di Frank O’Connor, marito della scrittrice Ayn Rand, è la rappresentazione di un grattacielo in costruzione. Il simbolismo dietro la scelta degli obiettivi del nostro nemico è profondo. Naturalmente il capitalismo è necessario anche per creare quel benessere che rende possibili le azioni umanitarie. Ma il materialismo come etica, così come il materialismo nella sua sostanza, è il presupposto per rispondere ai bisogni degli altri uomini.

Lavorare è più difficile che morire

All’umanitarismo è poi necessaria la seconda etica del capitalismo che è l’individualismo. L’individualismo riconosce il valore della singola persona oltre il valore del gruppo. L’umanitarismo non è l’atto di aiutare l’umanità in senso collettivo – perché è difficile immaginare un’azione simile. Ma è l’atto di aiutare la risposta al bisogno di un individuo o di un gruppo limitato d’individui e attraverso di loro aiutare l’umanità intera. Concetto che viene smarrito dal nuovo nemico mortale degli Stati Uniti. Com’era stato smarrito dal comunismo. Il comunismo parlava spesso dei bisogni dell’umanità. Ma ciò non ne ha fatto un’ideologia umanitaria perché non si cura del bisogno del singolo individuo. È la mancanza di considerazione per i bisogni del singolo uomo che infine ha impedito al comunismo di rispondere ai bisogni materiali. Come scrisse Margaret Chapman, fondatrice e presidente del Business Forum tra Usa e Urss, durante gli ultimi giorni del regime sovietico: «Si dice spesso che molte persone sono disposte a morire per il proprio Paese, ma non a lavorare per esso». A differenza di quanto è accaduto per il comunismo e il nazionalismo, l’umanitarismo non si avvantaggia della morte eroica di nessuno. L’umanitarismo non è mai una cosa così facile. Richiede un lavoro durissimo e molto sacrificio per migliorare la vita d’altri individui. Certamente l’etica del comunismo o del socialismo lo mettono in pericolo. Se a qualcuno viene detto che ai bisogni dell’individuo ci penserà lo Stato, costui sarà assolto dalla responsabilità di prendersi cura dei suoi compagni. La realtà di quanto sto dicendo mi si è fatta chiara quando ho visitato la Romania, nei primi anni ’90, per adottare mia figlia Emily. Ciò che noi consideriamo una società civile era stata distrutta da anni di dittatura comunista. I più anziani morivano di fame nei propri appartamenti perché non erano in grado di procurarsi da mangiare e nessuno riteneva di doverli aiutare. Un vicino di casa di un membro del Consolato morì, lasciando una vedova con diversi bambini. Poiché il console si era offerto di aiutare la famiglia, donandole cibo e una piccola somma di denaro, i suoi impiegati rumeni s’infuriarono e insistevano nel dire che la condizione di quella famiglia non era affar suo. Il prendersi cura delle persone era una responsabilità che apparteneva soltanto allo Stato. La possibilità d’un atto, pur elementare, di gentilezza, era stata distrutta alla radice da un ethos che negava l’individualismo e la responsabilità individuale. Al contrario l’individualismo definisce il singolo non soltanto come un soggetto di benefici ma anche come l’ultimo responsabile della risposta ai bisogni. Il Governo può svolgere molte funzioni importanti, tuttavia è difficile pensare a uno Stato come “umanitario”. Effettivamente la maggioranza delle religioni riconoscono questo ruolo all’individuo. Il cristianesimo considera la carità una delle sette virtù sante, insieme alla fede, la speranza, la prudenza, la giustizia, la temperanza e la fortezza. L’islam considera l’elemosina ai poveri come uno dei suoi cinque pilastri. Il giudaismo ha un concetto simile, la tzedekah. Ognuna di queste azioni – la carità, l’elemosina, la tzedekah – implica un atto libero dell’individuo. Non esiste nessuna scorciatoia collettiva. Non è affatto casuale che gli attentati dello scorso 11 settembre sono stati compiuti da persone che non attribuivano alcun valore né alla sfera materiale né a quella individuale. Così non è accidentale che la risposta degli americani alla tragedia che si è abbattuta sui propri connazionali sia stata così generosa. Potrebbe apparire paradossale, ma uomini e donne lasciati liberi di cercare il proprio benessere materiale e il proprio interesse individuale, finiscono per essere i più compassionevoli.

*consigliere economico del Presidente George W. Bush e direttore del National Economic Council alla Casa Bianca, The Financial Times, 22 novembre 2001

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