Elogio folle della borghesia

Di A Cura Del Clu
04 Agosto 2005
IL NOBILE E IL PROPRIETARIO SONO BUONI PER NATURA (E SE SONO CATTIVI è PER COLPA DELLA SOCIETA'). MA IL BORGHESE, COME LA METTIAMO COL BORGHESE (E CON QUEL BORGHESE DI GESù CRISTO?). DIVERTISSEMENT A SFONDO PEDAGOGICO DI UN ESUBERANTE MISSIONARIO IN KAZAKHSTAN

La parola borghese è oggi considerata dai più come indicante una categoria di persone, una classe sociale a cui ci si vergogna quasi di appartenere. Borghese è sinonimo di persona gretta, attaccata al suo stato sociale, alle comodità della vita. Pochi dicono di sé: sono un borghese. Dicono di sé di essere imprenditori, di essere dei moderati in politica, di avere delle buone abitudini ecc. Così per molto tempo, in fondo, ho pensato anch’io, finché un giorno mi è venuto di accostare, Dio sa come, due persone a me care, mio padre e san Francesco e ho cominciato a capire che probabilmente io, come loro, sono un borghese e che non me ne devo vergognare. Non si tratta di scrivere l’elogio della borghesia (per carità!), ma di cogliere i valori, il buono che c’è in ogni condizione umana.

SAN FRANCESCO E MIO PADRE
Il borghese nasce spesso da una famiglia già borghese, come il nobile nasce da una famiglia già nobile e il proletario da una famiglia proletaria. Il nobile è però nobile per sempre, anche quando è decaduto. Il proletario, anche quello sempre orgoglioso delle sue origini proletarie, cerca di progredire nelle società, cioè normalmente di diventare borghese. Il borghese sa che non sarà mai accettato tra i nobili, qualunque impresa compia (tranne in Inghilterra dove possono diventare baronetti anche i personaggi più eccentrici), e che non sarà mai accettato neanche dai proletari, perché un borghese decaduto non diventa un proletario, ma un fallito.
Così il nato borghese continua a essere sempre borghese, più piccolo o più grande. C’è di buono che normalmente non deve neanche lottare per avere il potere, ce l’ha già. Tutt’al più deve lottare con altri borghesi per spartirselo. Un nobile buono è una persona nobilmente buona. Un proletario è buono per natura perché se anche a volte è un po’ cattivo, è comunque sempre colpa della società. Un borghese buono invece normalmente è visto come un ipocrita o come un fesso. Così dicevano di san Francesco e così dicevano anche di mio padre, quando voleva fare il buono (senza comunque raggiungere i livelli di san Francesco). Così di me hanno pensato in tanti, anche amici, quando sono andato in seminario, non mi sono sposato, figuriamoci quando sono andato in Kazakistan.
La verità è che spesso, almeno di sicuro san Francesco e mio padre, quando il borghese decide di fare il bene, non lo fa per fare un salto sociale, ma solo perché crede di doverlo fare, perché gli è stato dato un compito da eseguire. San Francesco doveva ricostruire la Chiesa, mio padre, e tanti come lui, solo, più semplicemente, l’Italia distrutta dal Dopoguerra. Certo sia san Francesco che mio padre avevano un loro tornaconto. San Francesco «il centuplo quaggiù e la vita eterna». Mio padre “la Ditta Fratelli Canetta”, e poi (spero proprio) la vita eterna (anche senza la basilica di Assisi, ma con semplice tomba a Musocco). Tutti e due hanno avuto molto dalla vita, san Francesco tanti discepoli, mio padre tre figli, dei quali uno sono io (scusate se è poco). Ma tutti e due hanno dovuto lavorare sodo e per entrambi non sono mancati i sacrifici. E se S. Francesco ha avuto i controlli e le incomprensioni di una parte della gerarchia, mio padre ha sempre avuto, come tutti i piccoli imprenditori, quelli della guardia di finanza.br>

Fare il bene non dovuto
“Fare il bene non dovuto” è la grande lezione che essi mi hanno lasciato, da veri borghesi. Il bene non dovuto, a pensarci bene, è stato il contributo, anche di un altro grande della storia, che non oso definire borghese, per non essere accusato di bestemmia, Gesù di Nazareth. Comunque anche questo figlio di un piccolo imprenditore nel settore del mobile della Palestina, circondato da discepoli e da altre persone che li servivano, proprio al culmine della sua carriera di predicatore, quando avrebbe potuto trarre il massimo vantaggio dal successo ottenuto, decise di dar tutto di se stesso, addirittura per la redenzione del mondo. E la sua storia, detta anche Buona Novella, grazie a Dio, è giunta fino a noi, anzi abbiamo potuto entrarvi, a prescindere dal fatto di essere nobili, borghesi, proletari, o altro.
Insomma i borghesi, come tutti gli altri possono essere buoni o cattivi (di solito un po’ buoni e un po’ cattivi), ma non sono poi sempre così borghesi, come si crede.

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