EMILIA SENZA FAMIGLIA

Di Tempi
02 Dicembre 2004
Per una volta la regina del politicamente corretto, ovvero l’Emilia-Romagna, non è arrivata prima.

Per una volta la regina del politicamente corretto, ovvero l’Emilia-Romagna, non è arrivata prima. La Toscana, col riconoscimento delle coppie di fatto nel suo statuto (uno dei punti impugnati dal governo nazionale in sede di contenzioso costituzionale), è un passo avanti. Gli emiliani si sono limitati a sancire che tra Piacenza e Cattolica non ci devono essere discriminazioni in base agli orientamenti sessuali. Applausi ovviamente dall’Arcigay, polemiche in casa cattolica (ma non solo) perché la famiglia è declassata all’art. 9, ben lontano dal rilievo assegnato ai valori primari nel preambolo (nel quale campeggiano, ovviamente, il Risorgimento, la Resistenza, la Liberazione, la Pace, la tutela dell’ambiente). Un paio d’anni fa l’Emilia-Romagna aveva varato una legge regionale sulla casa che apriva gli alloggi pubblici alle coppie di fatto alla pari delle famiglie. A cascata i regolamenti applicativi dei Comuni hanno scatenato polemiche a non finire, ma l’ingresso in case pubbliche di coppie generiche, di fatto e anche omosessuali è di fatto potenzialmente ormai alle porte in linea di principio e di prassi. I diessini di Modena hanno poi fatto da apripista sul tema dei Pacs, i patti civili di solidarietà alla francese, presentandoli come nuova strada da percorrere per coppie di fatto e dintorni. Un editoriale, peraltro esplicitamente firmato da un giornalista della redazione bolognese di Avvenire, è divenuto in questa occasione un caso di polemica e di depistaggio strumentale per attaccare l’arcivescovo di Bologna. Il pezzo di Avvenire spiegava, commentando le polemiche in corso a Modena, che bisogna stare attenti a far coincidere desiderio e diritto, citando l’arcivescovo Caffarra che giudica in generale essere tale coincidenza tra desiderio e diritto una “metastasi”. L’Unità non ci ha pensato due volte, ed estrapolando totalmente il pezzo ed attribuendolo direttamente all’arcivescovo, spiegava che la curia bolognese se l’era presa con i Pacs definendoli una metastasi. Gioco sporco e pesante, nonostante l’inequivocabile chiarimento subito arrivato dalla curia bolognese che nulla aveva detto in proposito. Ma il tema è e resterà caldo in Emilia. Un sito Internet per i giovani finanziato dalla Regione, Stradanove, linkato alla stessa homepage regionale, ha affrontato per anni con totale spregiudicatezza di particolari e linguaggio tutti i temi legati alla sessualità in tutte le varianti. Un progetto finanziato anche dall’Unione Europea ha coinvolto nel 2003 il liceo scientifico Copernico di Bologna: con esso si è messa esplicitamente a tema l’accoglienza degli adolescenti gay nelle scuole. L’unica nota interessante in questo groviglio di polemiche è la pax guazzalochiana (nella foto, Giorgio Guazzaloca) che è venuta a quietare un punto nevralgico della storia bolognese. L’edificio posto all’inizio del percorso mariano per il santuario di San Luca, il Cassero, da anni era sede di associazioni per gay e lesbiche, con polemiche ricorrenti, non essendo stata casuale tale collocazione all’epoca delle precedenti giunte di sinistra. Spostata la sede senza troppe polemiche, il Cassero è tornato alla originaria funzione religiosa, con tanto di museo mariano.

Gianni Varani

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