Energia nucleare? Sì, grazie
In questi giorni è scoppiata l’emergenza energia perché quella prodotta è insufficiente per sostenere la vita quotidiana e la produzione del nostro Paese. È arrivato il momento di sfatare vecchi tabù, almeno due. Innanzitutto occorre porre limiti allo spreco di energia. È ora di finirla di pensare che si possano accendere luci e usare macchine quando è inutile e dannoso per scopi di edonismo pubblicitario, di lusso inutile, di spreco irresponsabile. Occorre porre ostacoli, anche legislativi e normativi, a questo spreco di energia figlio della peggior società dei consumi. E non si parli di limitazione della libertà. Si tratta di limitare la libertà a chi spreca sugli yacht, nelle discoteche, nella eccessiva illuminazione delle città, nei salotti bene delle signore dedite ai girotondi, nelle feste danzanti dei vip eccetera. Secondariamente occorre riaprire la questione del nucleare, stupidamente chiusa con un referendum di qualche anno fa. Questo è stato il più grosso errore del movimento ecologista e dei partiti demagogicamente schierati al suo fianco. Le ragioni a favore del nucleare sono molteplici e molto chiare. Innanzitutto, il bisogno di energia ha dato vita e darà vita – come è evidente nel deprecabile abbassamento dei livelli ecologici previsto dal piano del ministro Antonio Marzano – a metodi di produzione ben più dannosi come il carbone e le centrali termoelettriche basate sul petrolio, fortemente inquinanti nel trasporto del combustibile e negli scarichi. E ancora, le centrali idroelettriche sono responsabili di distruzioni enormi in Italia e in tutto il mondo a causa delle dighe. Del resto, il metano non può essere una valida alternativa, sia per motivi quantitativi che per le difficoltà politiche ed economiche legate all’approvvigionamento. E ancora, tutti noi amiamo l’energia eolica e solare ma nemmeno queste possono essere sufficienti. Non sembra quindi esistere altra strada che riconsiderare l’ipotesi dell’energia nucleare. È bene sottolineare che il rischio legato al nucleare lo corriamo ugualmente perché le centrali nucleari dei paesi a noi limitrofi non rispetterebbero certo i confini, qualora esplodessero. È evidente, però, che nessuno vuole un nucleare alla “Chernobyl”, senza sicurezza. Ma chi ha detto che il nucleare deve essere per forza pericoloso? Nei paesi di tutte le ideologie lo adottano cercando di avere quelle precauzioni indispensabili affinché sia energia pulita. Un nucleare pulito e sicuro è la sfida del progresso, dello sviluppo, dell’organizzazione e della serietà. Una sfida che si vince incentivando quella ricerca scientifica che, proprio nel nucleare, era all’avanguardia in Italia e che potrebbe nuovamente dare un enorme impulso all’industria, con un’organizzazione pubblica e privata degna di un Paese sviluppato e di un popolo intelligente come quello italiano. Il problema è se ci si concepisce realmente come persone capaci di difendere il proprio futuro, di affrontare la realtà, di saper risolvere i problemi necessari per migliorare. Come tanti referendum, anche quello sul nucleare ha fatto il suo tempo.
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