Eppure il rpete si dà al rito civile

Di Fumaneri Emiliano
01 Febbraio 2007

L’agenzia del dissenso cattolico Adista informa di una vicenda accaduta all’immancabile «prete di periferia, che va avanti nonostante il Vaticano»: don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati Costruttori di Pace, «associazione cattolica impegnata sui temi della pace e del disarmo». I fatti: una coppia di aspiranti coniugi padovani, lei divorziata, chiede a don Albino di sposarli. L’impossibilità di esaudire in chiesa il desiderio dei due, dato l’ostinato rifiuto che il noto oscurantismo clericale oppone alle richieste di nuove nozze da parte di divorziati, non scoraggia certo don Bizzotto. Forte delle virtù profetiche che lo Spirito Santo deve concedere in dosi da cavallo ai teo-prog (e della delega rilasciatagli dal sindaco), il sacerdote officia il matrimonio in municipio, nelle vesti di pubblico ufficiale. Segue puntuale intervista ad Adista, con il nostro che esorta la Chiesa ad accantonare l’«accanimento giuridico» per «ritrovare il Vangelo», magnificando la preminenza della carità sulla verità, lo spregio del diritto in nome dell’amore cosmico eccetera. Passando da don Gallo, improvvisatosi operatore socio-sanitario per far abortire prostitute, attraverso don Barbero, celebrante di matrimoni gay, arrivando a don Bizzotto, si intravede ormai con chiarezza quale sia la professione più confacente al futuro del dissidente cattolico: l’ufficiale di stato civile. Del resto, la «stanza del buco» auspicata dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero avrà pur bisogno di un confessionale, no?

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