ERA BELLISSIMA, L’AUTOSTRADA

Di Marina Corradi
13 Gennaio 2005
E' un lombardo, tornato a casa dalle Maldive.

E’ un lombardo, tornato a casa dalle Maldive. Coi due figli bambini su un atollo in mezzo all’Oceano ha visto le acque risucchiate dalla risacca tornare, violentissime, e minacciare di ingoiare tutto, mentre i turisti pregavano. Racconta che, atterrato a Malpensa nel cuore della notte (e ti immagini il tonfo sordo delle ruote dell’aereo sulla pista, i bambini addormentati accanto, siamo a casa, è tutto finito) l’autostrada Milano-Bergamo, percorsa ogni giorno, inferno di traffico, tanto detestata, gli è sembrata “bellissima”.
Bellissima, l’autostrada. L’autostrada di ogni mattina, il principio noioso, in coda, murati in mezzo ai Tir, per raggiungere un ufficio dove si fanno più o meno sempre le stesse cose, apparentemente modeste, non decisive – le solite utili, sbiadite cose. Eppure, in quella notte di grazia , d’improvviso sembra bella la Milano-Bergamo. Soltanto emozione? A volte il confronto con ciò che nella vita è essenziale apre gli occhi. Venti minuti aspettando, coi tuoi figli accanto, che le onde dell’oceano si calmino, sono un tempo lunghissimo. Niente, come stare per perdere ciò che è più caro, ti mostra l’immensità delle cose che hai, e normalmente non vedi. Come la madre che ha un bambino sano: non se ne accorge, finché per una banale caduta, un colpo alla testa, non lo vede entrare inerte nel tubo della Tac. Quell’attesa è l’inferno, è l’onda dell’oceano minacciosa. Ma, se glielo restituiscono sorridendo: signora, non si è fatto niente, quella che se ne esce dall’ospedale col figlio in braccio non è la donna di prima, ma una regina.
Ha visto la grazia di ciò che ha. Come con l’autostrada. è bella, l’autostrada. Bellissimo andare a lavorare ogni mattina nella nebbia, avere da lavorare, da faticare, avere qualcuno per cui faticare, avere qualcuno che ti aspetta a casa. Bello anche essere stanchi la sera. è raro, però, accorgersene. La bellezza del quotidiano è quasi invisibile agli occhi.
Così nella pausa del pranzo le grandi librerie di Milano, prima delle ferie, si affollano di gente che avidamente sfoglia e compra guide dei paesi più lontani, preparando la fuga: finalmente si parte, e si vive.
Andare lontano, per vivere, giacchè normalmente non si vive davvero. Poveri nomadi per sempre irrequieti, se incapaci della grata pienezza di ogni istante: in ufficio, a casa, in autostrada. («L’autostrada, mi è sembrata bellissima»).

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