PER ESSERE SANTI BASTA ESSERE LAICI, CIOE’ UOMINI VERI

Di A Cura Del Clu
30 Giugno 2005

G. Riotta, Soffrire in silenzio nel mondo in cui viviamo, Corriere della Sera, 22 giugno.
E. Mauro, Le ragioni del naufragio laico, Repubblica, 14 giugno.
Benedetto XVI, L’uso radicale di un credo illuministico conduce a un’ideologia ostile alla libertà, Corriere della Sera, 16 giugno.
G. Ferrara, Ratzinger non delude, Il Foglio, 17 giugno.
M. Corradi, La gratuità di quella madre spiazza e ammutolisce, Avvenire, 23 giugno.

COMMENTO
La rassegnazione acritica di Riotta davanti alla lunga sfilza delle violenze e delle ingiustizie di cui il mondo è pieno (e non da adesso!), e i disprezzanti commenti sull’esito del referendum da parte di coloro che si presumono intelligenti e, forse per questo, si definiscono i “veri laici”, di fatto contribuiscono a una mentalità comune sempre più disfattista. Le loro finiscono per essere denunce sterili che non lasciano intravedere alcuna via d’uscita. Di fronte a tale declino, apparentemente inesorabile, inevitabile esito di una ragione che ha come unico riferimento se stessa, papa Benedetto XVI invita, invece, i laici moderni (anche noi) a vivere come se Dio ci fosse e a verificare se questo conviene.
Ammettere l’esistenza di Dio, infatti, significa ammettere che la realtà abbia un senso positivo; significa credere che il limite, l’errore nostro e altrui, possano non essere l’ultima parola. Questa ipotesi permette di “godere della vita”, come dice Ferrara: la ragione, infatti, per non fare acqua da tutte le parti e per tener conto senza scandalo di tutti gli aspetti della realtà, ha bisogno di sperare. Questa ipotesi trova vita nell’inaspettato e altrimenti inspiegabile gesto della mamma di Besano che, pur nel dolore per la morte del figlio, soltanto accettando la possibilità di un senso buono, può non solo non cedere alla disperazione, ma anche ricominciare ad amare gratuitamente. Come diceva Eliot: «Comprendere/ il punto d’inserzione del senza tempo/ col tempo è un’occupazione da santi./ E nemmeno un’occupazione, ma qualcosa ch’è dato/ e tolto, in un annientamento di tutta la vita nell’amore,/ nell’ardore, altruismo e dedizione». Un’occupazione da santi, cioè da laici, poveri uomini che vogliono diventare uomini veri.

in breve, dalla stampa, dal 14 al 27 giugno 2005

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