Estate nella spazzatura
Emergenza è un avvenimento impensato, che si presenta con modi e tempi non prevedibili. Dunque il termine meno adatto per definire la situazione di una Campania letteralmente sommersa dai rifiuti. Già, perché quel disastro ambientale e sanitario in atto da mesi ha origini precise e responsabilità ben individuabili.
La gestione dei rifiuti di questa Regione è regolata come altrove: esiste una gara d’appalto per l’assegnazione del servizio, una o più società che in virtù dei requisiti richiesti si presentano, quindi una ditta che si aggiudica i lavori. Il compito di controllare l’intero operato spetta al Presidente della Regione e nel caso della Campania il Commissario straordinario ha poteri speciali sull’intero processo delle operazioni. Chi aveva il compito di gestire dunque lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani assimilabili e speciali, nella regione del Vesuvio? E chi aveva l’obbligo di verificare il buon funzionamento del complesso meccanismo? Domande non più scontate dopo anni di inerzia, di immondizia nelle strade e discariche sature e infatti ci è voluta la Procura di Napoli per fare un po’ di chiarezza. È di questi giorni l’emissione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare, firmata dal Gip Rosanna Saraceno, ai danni della Società Impregilo e di cinque società del gruppo tra cui la Fibe e la Fisia che dal 2002 gestiscono lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Interdizione di un anno a contrattare con la Pubblica Amministrazione e sequestro di 750 milioni di euro riguardanti crediti vantati dalla società nei confronti di alcuni Comuni per l’attività di smaltimento. Le accuse sono pesanti: illeciti penali per truffa aggravata. In pratica, il sistema congegnato dalle società non ha mai funzionato e per anni chi doveva controllare, secondo le accuse della Procura di Napoli, ha offerto complicità e connivenza.
Sarà la magistratura a giudicare, ma il nodo politico rimane comunque. Il Presidente della Regione, Antonio Bassolino, messo di fronte agli atti da lui stesso firmati nel 2001 ha dichiarato di non averli neppure letti perché riguardavano aspetti “amministrativi” e non politici. Lo stesso sembra però dimenticare che i compiti che gli erano stati delegati dal Governo riguardavano tutti gli aspetti del problema “rifiuti”, e non solo quelli di carattere “politico” (che individuare sarebbe tutto un programma, tra l’altro). Il tentativo poi di attribuire alle amministrazioni pre-centrosinistra la paternità delle inefficienze attuali ha davvero il fiato corto. In merito va ricordato che l’ultimo Presidente del centrodestra che governò la regione campana (1995-1999) Antonio Rastrelli, non approvò gli esiti delle due gare di affidamento vinte dal gruppo Impregilo. Solo alla fine del 1998 il medesimo, anch’egli Presidente e Commissario straordinario, si limitò a prendere atto degli esiti stessi e a trasmetterli al ministero dell’Ambiente, all’epoca il verde Edo Ronchi.
E a rovistare nei cassonetti.
Nel 1999 Rastrelli, a seguito di un ribaltone politico, fu costretto alle dimissioni. Al suo posto arrivò Andrea Losco, esponente dell’Ulivo che appena insediato si affrettò a procedere all’approvazione delle due gare, firmate poi da Antonio Bassolino nel 2001. I tre anni di stasi furono segnati dall’intensa attività del ministro dell’Ambiente Ronchi, che attraverso continue modifiche del contratto voleva passare l’appalto all’Enel, governata in quel periodo dall’amico Chicco Testa, che però aveva perso la gara d’appalto. L’operazione non andò a buon fine e la gestione dello smaltimento dei rifiuti passò quindi a Impregilo (Fibe e Fisa) vincitore della gara.
Tornando ai giorni nostri, secondo gli inquirenti dell’inchiesta napoletana il Presidente Bassolino si sarebbe dimenticato di «intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque ad impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie». Il che appare paradossale, visto che il Presidente era, fino al 2004, anche Commissario straordinario per i rifiuti. Che dire poi della omessa vigilanza sulla mancata conformità alla normativa vigente del Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti comunemente noto come “ecoballa” utilizzato per alimentare i termovalorizzatori), prodotto proprio da quegli impianti realizzati a seguito dei contratti firmati? Perché non venne adottata alcuna misura cautelativa, cosa che invece fece il suo successore Prefetto Catenacci (commissario straordinario dal 2004 al 2006) che giunse a rescindere i contratti?
Spedire invece di smaltire
Bassolino si limitò solo a non prendere alcun provvedimento se non a spedire rifiuti in Germania, a seminare milioni di tonnellate di “ecoballe” in tutta la Campania creando, di fatto, una molteplicità di discariche che ora non si sa che fine faranno. E intanto i cittadini campani sono quelli che pagano la più alta tassa sui rifiuti della Penisola. In questi giorni intanto, dopo le dimissioni del commissario Bertolaso, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si è indignata per l’allarme lanciato dall’Ambasciata americana che ha messo in guardia i turisti statunitensi sul rischio salute a Napoli. Ai giornalisti il sindaco ha assicurato che “l’emergenza” sarà risolta presto. Può darsi, lo speriamo, che presto i turisti americani con macchina fotografica al collo potranno camminare per le strade partenopee senza fare lo slalom tra i sacchi della spazzatura, ma tutta quella monnezza dove andrà a finire?
Il decreto sull’emergenza varato dal Parlamento, dopo numerose correzioni appare notevolmente modificato rispetto a quello preparato dal Consiglio dei Ministri l’11 maggio. In quel testo erano previste le aperture di quattro discariche provinciali per rispondere nell’immediato al “disastro ambientale”. Cavilli, rinvii, attribuzioni di competenze e restrizioni sono invece diventati la cifra distintiva del testo approvato dalla Camera. I quattro siti prescelti (Serre, Savignano Irpino, Terzigno e San’Arcangelo Trimonte) non sono in realtà nelle condizioni “di legge” per poter operare nell’immediato. Altre cave e discariche sono state messe sotto sequestro dalla Magistratura, e anche se il nuovo Commissario Alessandro Pansa (sempre per legge) potrebbe utilizzarle, il nuovo decreto stabilisce che questo potrà essere fatto solo sino alla cessazione dello stato d’emergenza. Insomma, anche a strada pulite non potremmo illuderci che il problema sia risolto. Dove verranno smaltiti i rifiuti se le discariche legali sono tutte a rischio chiusura?
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