Eta, campagna elettorale da terroristi

Di Manzanares Benjamin
08 Marzo 2000
Cartolina da Madrid

Alle 16,30 dello scorso martedì 22 febbraio l’Eta ha aperto la campagna elettorale. I terroristi hanno fatto esplodere un’autobomba mentre il dirigente del Psoe (il partito socialista spagnolo) e parlamentare basco Fernando Buesa e la sua guardia del corpo Jorge Dìez Elorza passavano nel campus universitario di Vitoria a pochi metri dalla sede del governo regionale. Con la morte di Buesa, dal ’90 al ’94 viceprimo ministro del governo autonomo basco, e ora portavoce dei socialisti nel Parlamento basco, l’Eta ha aperto la campagna elettorale così come fanno gli assassini: uccidendo. Queste morti seguono quella del tenente colonnello Pedro Antonio Blanco, assassinato allo stesso modo lo scorso 21 gennaio. E con questa morte l’Eta ha portato a termine la rottura della tregua, proclamata nel settembre 1998 e denunciata nel novembre scorso.

Questi attentati arrivano a poche settimane dalle elezioni generali spagnole, fissate per il 12 marzo, il cui esito resta incerto attese. Inizialmente il partito Popolare appariva come vincitore sicuro, dopo una legislatura in cui ha governato per quattro anni ottenendo ottimi risultati sul piano economico e non solo, anche se discutibili sotto altri aspetti. Davanti a questa prospettiva il Psoe ha proposto ai comunisti dell’Izquierda Unida (con i quali fino a oggi non intratteneva buone relazioni) un patto per portare le forze “progressiste” al potere e conquistare il palazzo de La Moncloa (la sede del governo, ndr), e il risultato è tornato in discussione.

Ma cosa c’è dietro a questi attentati in piena campagna elettorale? Molti sostengono che con questi omicidi l’Eta cerca una rendita politica e colpendo un dirigente locale del Psoe come Blanco punta a scatenare una naturale reazione popolare a favore del partito che la vittima rappresenta. Molti credono che quest’ultimo attentato finirà per portare più voti ai socialisti e per favorire l’istaurarsi di un governo più debole nei confronti dell’Eta. Mentre con un governo forte come l’attuale, del quale faceva parte il super ministro degli Interni Jaime Mayor Oreja che ha duramente combattuto il terrorismo arrestandone i comandanti, l’Eta è costretta a ricercare il dialogo…

Altri pensano che in gioco ci sia qualcos’altro. E che al centro di tutto ci sia il Partito nazionale basco (moderato e a capo dell’esecutivo regionale – ndr), che deve prendere una posizione chiara. Anche la notte dell’attentato l’attuale primo ministro regionale, Juan Losé Ibarretxe, aveva annunciato la rottura definitiva con Euskal Herritarok (EH, il braccio politico dell’Eta), ma in realtà a livello locale il suo partito conserva dei patti con EH. Ora si tratta di vedere chi, in questa lotta interna al Partito nazionalista basco, prevarrà: se i nazionalisti moderati – la maggioranza che punta ad ottenere dei benefici economici per la Comunità autonoma basca -, o i radicali che per raggiungere l’indipendenza del Paese Basco sono disponibili anche a trattare con i terroristi.

Tutto ciò con le elezioni si complicherà. Anche se al momento i candidati di EH sono candidati alle elezioni, è risaputo che pochi giorni prima di andare alle urne si ritireranno, il che aumenterà la tensione nei territori baschi. Se, infatti, EH si ritira dalle elezioni, il voto si trasformerà in uno strumento per verificare l’allineamento dei baschi ai voleri dei terroristi: chi si recherà alle urne sarà considerato uno che non sta con loro.

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