Etica e politica (pretina e cogliona) in rassegna
Caro direttore, mentre le scrivo non so ancora quale sia il risultato delle elezioni. Tuttavia le vorrei segnalare un fatto increscioso che è capitato nella mia città, Trento. Durante l’omelia di domenica 2 aprile il parroco della chiesa San Giuseppe ha raccontato che qualcuno aveva orinato sull’altare, dopo che, già nei giorni precedenti erano stati trovati altri escrementi all’esterno dell’edificio. Chi è stato? Non si sa, ma più di un sospetto desta il fatto che in questi giorni le pareti della chiesa siano state tappezzate di manifesti del Pdci e della Rosa nel Pugno. Solo il consigliere Pino Morandini s’è mosso con una interrogazione al presidente del Consiglio provinciale. Per il resto, silenzio assoluto da parte della “grande stampa” che ha completamente ignorato l’episodio (dalle nostre parti se ne è occupato solo L’Adige, che ha pure tentato di minimizzare l’accaduto).
Carlo Palfrader, Trento
Cari amici, stasera stavo guardando le proiezioni dei risultati delle elezioni, e mi sono fatta una certa idea di come è stato ottenuto il risultato della Rosa nel Pugno. Qui a Ravenna la settimana scorsa militanti di questo partito hanno organizzato punti di distribuzione del loro materiale propagandistico all’uscita del liceo classico “Dante Alighieri”. La cosa interessante è che insieme a volantini e depliant sono stati consegnati anche foglietti molto speciali: gli attivisti hanno sistematicamente invitato le studentesse che incontravano a recarsi al tavolo vicino a procurarsi nientemeno che prescrizioni mediche per la pillola del giorno dopo! Insomma, gli stand della Rosa nel Pugno erano ambulatori a cielo aperto, dove un ginecologo affiliato al partito stilava ricette per procacciarsi il noto anticoncezionale abortivo. Più di una studentessa ha usufruito del servizio. Bel modo di procurarsi i voti; bel modo di rapportarsi alla sessualità degli adolescenti. E questa gente ora si vanta di essere decisiva per la formazione del governo. Se la laicità di cui si proclamano campioni è questa, molto meglio le campagne elettorali di Achille Lauro, che distribuiva ai votanti napoletani una scarpa prima del voto e l’altra dopo, se risultava eletto. Almeno lui non corrompeva le studentesse.
Una insegnante del liceo classico
“Dante Alighieri”, Ravenna
Caro direttore, sono un fallito, un disgraziato. Ho sbagliato tutto un’altra volta, ma troppo tardi me ne sono accorto. Proprio io – cristiano – vado a votare il centrodestra senza guardare i segni che tutto l’elettorato lombardo aveva in mente. Il 9 aprile era la domenica delle Palme. Dovevo votare Ulivo. Se le cose fossero andate davvero così dovremmo preoccuparci, ma almeno avremmo di che ridere – forse istericamente – come per le scenette teatrali dei nostri politici. La verità però è un’altra e ben più grave. L’ho capito parlando con alcuni compagni cattolici dell’università, con le suore e molti religiosi degli ordini milanesi. I loro responsabili hanno strumentalizzato le parole del Santo Padre e del presidente della Conferenza Episcopale Italiana consigliando di votare a sinistra con ragioni del tipo: «I leader della Casa delle Libertà non danno il buon esempio». È la riduzione del cristianesimo a pura etica. Eppure il Papa l’aveva detto chiaramente: «Certi temi quali famiglia, vita e libertà di educazione non sono negoziabili». Non finisce qui. Molte suore hanno votato Ulivo perché «difende i diritti dei gay e delle lesbiche, che sono degli uomini». Ma soprattutto – anche se in minoranza – qualcuno contesta a Benedetto XVI e a Ruini di essersi “sbilanciati troppo”. Vorrei ringraziarli tutti per avermi liberato dal crocifisso e dall’ora di religione a scuola. Per avermi tolto il buono scuola, per aver incrementato le morti infantili con la sperimentazione degli embrioni e per avermi aiutato a svecchiare l’Italia con l’eutanasia.
Luca Pacino, Milano
Ho letto l’articolo di Rodolfo Casadei sui brogli elettorali all’estero. Quanto da voi esposto è stato confermato da un mio caro amico italiano residente a Victoria B.C., Canada. Oltre a ciò, mi è stato riferito che molti italiani residenti in Canada, non aventi diritto al voto, hanno ugualmente ricevuto la scheda elettorale (da chi e con quale scopo?). Le comunico questo affinché ne faccia l’uso che riterrà più opportuno. Distinti saluti.
Sergio Pace, via Internet
Ma a interrogazione (parlamentare) il ministro Tremaglia ha risposto che le operazioni di voto all’estero si sono svolte regolarmente. Va tutto bene. Chi sarebbero “i coglioni” secondo Berlusconi?
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