Euro after hour.
Come festeggerà l’Unione Europea il suo cinquantesimo compleanno il 25 marzo? Ma che domande: con un bel rave party per le vie di Berlino finanziato da Bruxelles. Avete capito bene, l’Unione Europea ha sganciato un paio di miliardi di vecchie lire per organizzare una parata di nani e ballerine che si stordiranno per un giorno intero al ritmo martellante della musica house. In effetti, guardandoci attorno, sembra il modo migliore e più veritiero per tirare le orecchie a questa signora precocemente invecchiata e decaduta. L’Unione stessa, a ben guardare, è un enorme rave party: milioni di persone che ballano inconsapevoli sul Titanic applaudendo l’orchestrina dei burocrati di palazzo che continua a suonare nonostante il pericolo imminente (ovviamente lorsignori hanno già pronta la scialuppa di salvataggio). Noi invece abbiamo preferito festeggiare l’Unione Europea facendole le pulci, togliendole il vestito buono per vedere come è in realtà: statica, bolsa, vecchia, incapace di crescere. Saremo anche dei pessimisti cosmici ma siamo in buona compagnia visto che anche Martin Wolf, dalle colonne del Financial Times, si è premurato di ricordare a Bruxelles che senza una dose da cavallo di liberalismo economico e un surplus di impegno nell’innovazione (per Wolf occorre che l’Europa diventi «il centro del mondo intellettuale», deve «investire nelle idee») il futuro sarà tutt’altro che roseo e risponderà alla parola declino. D’altronde basta guardare il welfare europeo per capire che il sistema non può reggere ancora a lungo. Ma noi balliamo, tanto il rave ce lo paga l’Unione.
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