EUROCERVELLI
Tra dieci anni l’Europa sarà a secco di cervelli. Così dice uno studio dell’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr. Gli europei fuggono verso lidi più fertili per la ricerca, Usa e Canada soprattutto. Numeri? Tra i 15 mila Ph.D di nazionalità europea che hanno acquisito il titolo negli Usa tra il 1999 ed il 2001, circa 11 mila dichiarano di non avere nessuna intenzione di tornare in Europa. Motivi? La carriera al 78 per cento, il prestigio dell’università al 74,6, l’accesso alle tecnologie al 73, i maggiori fondi al 69, opportunità di contatto con le reti di ricercatori e professionisti al 68. In pochi in Europa hanno capito che il modo migliore per far tornare le menti in fuga non è la nostalgia di casa, ma l’apertura degli atenei al mercato delle idee: ‘internazionalizzazione’.
Così per esempio, nel Regno Unito, dalla fine degli anni Novanta, il sistema di concessione dei permessi di soggiorno ha consentito di reclutare personale straniero qualificato, in particolare in ambito medico. La Germania ha introdotto la cosiddetta ‘green card’, arrivando ad una percentuale di stranieri ad altissima qualificazione del 9 per cento. In Italia, invece, siamo ancora fermi alla cartolina di mammà.
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