EUROPA TORNA A CASA

Di Luigi Amicone
23 Giugno 2005
METTERE LA FAMIGLIA AL CENTRO DELLA POLITICA CONVIENE ANCHE AI SINGLE

Mentre il parlamento europeo approva una risoluzione in cui «invita la Commissione a presentare una comunicazione sugli ostacoli alla libera circolazione nell’Unione delle coppie omosessuali sposate o legalmente riconosciute» pare che i popoli comincino ad averne le tasche piene di questo circo barnum dei desideri. L’Europa non c’è più in quello che conta nella vita quotidiana della gente (dicono ancora qualcosa il budget e l’economia, il pane e il lavoro, l’istruzione e la ricerca, a queste classi dirigenti che vedono il mondo dal buco dei loro vizietti?), ma loro sono lì a militare perché la famiglia sia ricordata come un contenitore di non importa che. Purchè sia come vogliono le lobby che piagnucolano quando hanno ormai voce in capitolo su tutto e guai se uno/a di loro non può avere la pari opportunità di diventare papa o papà. Si comincia a rivalutare il fatto semplice e reale che non c’è niente di più assurdo che dimostrare ciò che è autoevidente. Che un figlio cresca meglio con papà e mamma, piuttosto che con due papà o con due mamme, la gente non ha bisogno di vederlo dubitato dalla lesbica che sta a Bruxelles o da una babba che scrive su Io Donna. Si capisce che mentre i ricchi sono lì a intorbidire l’evidente, il quotidiano è sempre più sfasciato. Si capisce che la famiglia è un punto che conviene far tornare al centro della politica. Perché senza famiglia una società non va da nessuna parte.
In un appunto trasmessoci da Federica Formando, psicoterapeuta agnostica e senza pregiudizi, famiglia è, anche filologicamente, la radice di tante cose. Nell’Italia preromana si ritrova l’osco “faama” nel significato di “casa”, che alcuni etimologi connettono con una radice indoeuropea “dha”, che significa “collocare e porre”, trasformata in “fa” con successivi mutamenti vocalici. Famiglia quindi si riconnette a concetto di abitazione stabile. Tale matrice si è combinata con la radice sanscrita “dhe” che significa “generare, nutrire, allattare”, universalmente presente nell’area indoeuropea. La stessa che ha dato origine a “figlio” e “femmina” e a molti vocaboli nella sfera della fecondità, e perfino a “felice” e a “fieno”, ciò che è generato dalla terra, e a “feto”. Chi taglia le radici è un uomo morto. Come l’Europa di oggi, un posto infelice governato da una élite di senza casa e senza fecondità.

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