Europinioni 15
Quegli eurosondaggi che non vi raccontano Ai sondaggi sulle intenzioni di voto alle elezioni regionali italiane è stata messa la mordacchia dalla legge che impone la loro sospensione un mese prima del voto. Ma altri sondaggi, intriganti assai e concernenti le materie più varie, sono apparsi sulla stampa straniera. Quella italiana, però, tranne rare eccezioni non se ne è accorta e non li ha commentati.
Caso Haider: il nuovo Asse Roma-Berlino? Strana svista, per esempio, quella commessa da tutti i principali quotidiani italiani che non si sono accorti del sondaggio sull’opinione pubblica europea di fronte al caso Haider apparso su Le Monde del 28 marzo scorso. Attraverso l’istituto internazionale di sondaggi Iscos il quotidiano francese ha posto a un campione di 4.694 europei equamente ripartiti fra i cinque paesi più popolosi dell’Unione Europea (Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Spagna) due domande cruciali. La prima: “Secondo voi il partito di estrema destra di Jörg Haider che partecipa al nuovo governo di coalizione austriaco rappresenta un pericolo per la democrazia in Europa?” La seconda: “Approvate o disapprovate le sanzioni politiche e diplomatiche decise dall’Unione Europea nei confronti dell’Austria?”. Vediamo i risultati del duplice sondaggio paese per paese in percentuale, tenendo presente che lo scarto fra la somma dei sì e dei no e il virtuale 100 per cento è rappresentato dai senza opinione.
Risulta dunque che a giudicare Haider un pericolo per la democrazia in Europa sono il 64% dei francesi, il 57% degli spagnoli, il 54% dei britannici, il 41% degli italiani e il 40% dei tedeschi. Al contrario, non giudicano Haider un pericolo per la democrazia il 54% dei tedeschi, il 43% degli italiani, il 29% dei britannici, il 26% dei francesi e il 24% degli spagnoli. I risultati relativi alla domanda sulle sanzioni sono simili. Approvano le sanzioni all’Austria il 58% dei francesi, il 52% degli spagnoli, il 44% dei britannici, il 38% degli italiani e il 37% dei tedeschi. Le disapprovano il 56% dei tedeschi, il 38% degli italiani, il 32% dei britannici, il 29% dei francesi e il 19% degli spagnoli.
Alla luce del responso del sondaggio si potrebbero anche fare delle insinuazioni maliziose sulla strana distrazione dei media italiani: pare infatti di capire che intorno alla presunta “nazistaggine” di Haider si siano riformati niente meno che gli schieramenti della Seconda Guerra mondiale! Da una parte infatti troviamo tedeschi e italiani che tendono a sdrammatizzare la questione, dall’altra francesi e britannici che lanciano il massimo allarme. Con questi ultimi risultano schierati anche gli spagnoli, che durante l’ultima guerra sono rimasti neutrali. La notizia dunque è la seguente: l’Italia antifascista, l’Italia europeista, l’Italia governata dalla sinistra, non vede una minaccia nel “criptonazista” Haider e si spacca esattamente a metà (38% contro 38%) sull’opportunità delle eurosanzioni contro l’Austria. Ce ne sarebbe abbastanza per sofferti editoriali e preoccupati commenti dei politici. Invece niente: l’imbarazzo ha avuto il sopravvento.
Altri particolari del sondaggio sono molto interessanti: le sanzioni antiaustriache fanno l’unanimità fra i giovani ma trovano sempre meno consenso man mano che si procede nella classi di età, fino al punto che la maggioranza degli ultrassessantacinquenni è contraria. Fa eccezione la Gran Bretagna, dove le parti sono invertite: lì l’ostilità ad Haider è più forte fra le persone sopra i 65 anni che fra i giovani. In Germania, paese dove lo scetticismo sul caso Haider prevale, la contrarietà alle decisioni dei governi dell’Unione Europea accomuna destra e sinistra: si oppongono ad esse non solo il 64% degli elettori di Cdu e Csu (democristiani), ma anche il 52% degli elettori della Spd (socialdemocratici). Per trovare una maggioranza favorevole alle sanzioni bisogna andare fra i Verdi o fra i post-comunisti del Pds. Il messaggio dovrebbe essere chiaro: non infastidite il lupo tedesco che sonnecchia, potrebbe mordere.
Chi ha paura degli immigrati extracomunitari? Gli italiani Un altro sondaggio dai risultati abbastanza sensazionali Le Monde l’ha pubblicato il 6 aprile, e anche questo -al momento in cui andiamo in stampa- non ha suscitato commenti nella stampa italiana benché sia stato realizzato da un istituto italiano, la Fondazione Nord Est del sociologo Ilvo Diamanti. L’argomento è la percezione dell’immigrazione extra-comunitaria nei cinque principali paesi dell’Unione Europea. Tre le domande: “Gli immigrati sono un pericolo per la nostra cultura e per la nostra identità? Gli immigrati rappresentano una minaccia per l’impiego? Gli immigrati sono una minaccia per l’ordine pubblico e per la sicurezza delle persone?”. Dalle risposte risulta che gli italiani non sono molto preoccupati di eventuali minacce all’identità nazionale (27,3% di sì), sono i più preoccupati per il posto di lavoro (32% contro il 28% di Francia e Germania), ma soprattutto sono di gran lunga i più preoccupati per l’ordine pubblico e la sicurezza: che sarebbero minacciati dagli immigrati per il 13,7% degli spagnoli, per il 22,5% dei tedeschi, per il 26,2% dei britannici, per il 29,4% dei francesi e addirittura per il 46,1% degli italiani! A Massimo D’Alema e al ministro degli interni Bianco dovrebbero fischiare le orecchie. A meno che non siano proprio loro a ispirare questa congiura del silenzio sulle opinioni degli italiani in materia di immigrazione.
Israele: the times they are a’changing Un ultimo sondaggio che merita di non finire nel dimenticatoio è quello condotto da Maariv, quotidiano israeliano di sinistra, sul viaggio del Papa in Terra Santa. Da esso risulta che, dovendo scegliere fra i personaggi, il 41% degli israeliani apprezza Giovanni Paolo II mentre solo il 33% stima di più il rabbino Ovadia Yosef, leader del partito religioso Shas. Costui qualche settimana fa ha lanciato una maledizione sul ministro dell’educazione israeliano perché si è rifiutato di nominare a capo delle scuole della rete scolastica controllata dallo Shas gli uomini indicati da Ovadia stesso. Il tipo dunque non è dei più simpatici, ma è probabilmente la prima volta nella storia che una significativa quota di ebrei preferisce un sacerdoto cattolico a un rabbino. Sempre secondo Maariv, dopo il viaggio papale gli ebrei che giudicano che i rapporti fra Chiesa ed ebraismo sono migliorati sono il 42%, contro un 13% che ritiene che tutto resti come prima. Come strimpellava un noto folksinger di origine ebreaica, The times they are a’changing, I tempi stanno cambiando.
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