Eurosinistra modello Enron

Di Arrigoni Gianluca
04 Luglio 2002
Come in Italia, il centro-destra francese eredita dal governo socialista trucchi contabili e buchi di bilancio. Lo dice Chirac? No, l’audit di Jospin

Parigi. Molti commentatori della grande stampa italiana pare abbiano ancora qualche nostalgia dei cinque anni di gauche plurielle che continuano a ritenere “un buon governo”. Certo, tutto è questione di punti di vista, ma i dati, come la matematica, non sono opinioni, ed i risultati dell’audit chiesto dal neo-premier Jean-Pierre Raffarin per verificare l’attendibilità dei conti dello Stato così come sono stati lasciati dal governo Jospin, suggeriscono esattamente il contrario. Per evitare eventuali polemiche sulla “parzialità” dei risultati, Raffarin ha affidato l’audit a due membri della Corte dei conti, Jacques Bonnet e Philippe Nasse, che già dopo la vittoria della sinistra alle elezioni legislative del 1997 avevano ricevuto da Lionel Jospin l’incarico di verificare i conti del governo che l’aveva preceduto, quello dello “chiracchiano” Alain Juppé. L’audit, presentato giovedì 27 giugno alla stampa da Francis Mer, ministro dell’Economia e delle Finanze, e da Alain Lambert, ministro con delega al Bilancio, ha mostrato una deriva importante dei conti pubblici. Il dato più significativo indica la “forbice” del debito pubblico per il 2002 tra il 2,3 ed il 2,6% del Pil, quando le previsioni dell’ex ministro dell’Economia, il socialista Laurent Fabius, indicavano a settembre 2001 un deficit previsto per il 2002 all’1,4%, ed a marzo, quando le previsioni di bilancio sono state presentate all’Unione europea, un deficit dell’1,85%. Francis Mer, commentando i dati, ha osservato: «due terzi del deficit 2002 sono legati alla deriva delle spese e solamente un terzo è dovuto alle minori entrate». Il che significa non soltanto che il governo Jospin non ha rivisto le proprie previsioni di crescita economica e non ha modificato in modo conseguente la politica di bilancio, ma cattiva gestione delle risorse. Nonostante cinque anni di crescita economica (particolarmente sostenuta nel triennio 1998/2000), la spesa sul debito (che nel 1997 era del 15%) non è diminuita.

Fallimenti annunciati
Nel documento che accompagna i dati economici dell’audit il nuovo governo ha dimostrato come la diminuzione delle spese dello Stato si sarebbe dovuta assumere già dal precedente esecutivo socialista come priorità vitale: «supponendo infatti che le spese progrediscano ad un ritmo estremamente moderato, senza neppure aumentare il personale, la libertà d’azione dello Stato semplicemente non esisterebbe più già per la generazione dei nostri figli; il bilancio sarebbe esclusivamente consacrato al pagamento degli stipendi, delle pensioni e del debito». Nel 2002 gli stipendi e le pensioni dei funzionari dell’amministrazione pubblica peseranno infatti per il 44% nel bilancio dello Stato e, se saranno mantenute le attuali condizioni, nel 2040 stipendi e pensioni della funzione pubblica graverebbero sul bilancio per il 91%. Una situazione evidentemente insostenibile. Che i socialisti sapessero perfettamente in quali condizioni fossero le finanze pubbliche lo dimostra una dichiarazione “preventiva” del 4 giugno, rilasciata dall’ex ministro dell’Economia e delle finanze Laurent Fabius: «Se vince la destra presenterà il conto pretendendo che sia imputabile alla situazione finanziaria lasciata dai socialisti». Surreale. Come se il deficit di bilancio messo in evidenza dall’audit non fosse imputabile alle scelte di politica economica del governo Jospin. Comprensibile che, lasciando da parte la sua abituale moderazione, Pierre Méhaignerie, attuale Presidente della commissione finanze dell’Assemblea nazionale, abbia reagito vigorosamente: «Denuncio una menzogna di Stato! I socialisti, quando a novembre votammo il bilancio, non sono stati né sinceri né trasparenti. Gia allora l’avevo detto: il bilancio era falso, e oggi ne abbiamo la conferma. Questo non è dovuto a “imprecisioni” nel bilancio ma ha una scelta deliberata». E anche in Francia c’è chi non dimentica il precedente europeo, cioè il “buco” di 37mila miliardi lasciati in eredità dal governo socialista italiano di Amato al centro-destra di Berlusconi. Dissimulare i bilanci in rosso pare stia diventando un’abitudine. Ma la socialdemocrazia del vecchio continente ha ben poco da indignarsi con il capitalismo Usa. I comportamenti dei dirigenti di Enron e Worldcom sembrano infatti esattamente speculari al “buon governo” della sinistra europea.

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