Eutanasia, benvenuti nel Terzo Reich

Di Tempi
20 Giugno 2002
I medici hanno riferito di 222 decessi nel corso del 1995. In 97 casi (44%) si è optato per la cessazione della vita

I medici hanno riferito di 222 decessi nel corso del 1995. In 97 casi (44%) si è optato per la cessazione della vita; in 75 la decisione adottata è stata quella di sospendere oppure di negare le cure mediche, mentre in 22 quella di alleviare il dolore o i sintomi del male attraverso la somministrazione di sostanze oppiacee in dosi che avrebbero potuto abbreviare la vita del paziente. In 67 dei casi più recenti, poi conclusisi con la decisione di sospendere la vita, i pazienti erano per lo più mentalmente incapaci (63) e al di sotto dei 65 anni di età (51). Solo due pazienti hanno esplicitamente chiesto di morire, ma in 23 casi è intercorsa una qualche forma di comunicazione con il paziente. In 60 casi i medici hanno discusso le decisioni con il personale infermieristico e in 46 con un collega.

Questi i risultati di una ricerca scientifica svolta da G. J. M. W. van Thiel (ricercatore di Bioetica), J. J. M van Delden (assistente medico a domicilio), K de Haan (medico impegnato nella cura di pazienti affetti da hadicap mentali) e AK Huibers (ricercatore di Bioetica) e pubblicata nel 1997 dal British Medical Journal con il titolo Retrospective study of doctors’ “end of life decisions” in caring for mentally handicapped people in institutions in the Netherlands (Studio retrospettivo sulle “decisioni di porre termine alla vita” da parte dei medici che curano pazienti affetti da handicap mentali nelle strutture sanitarie dei Paesi Bassi). Per la ricerca sono stati intervistati 101 medici olandesi. Di loro 89 hanno completato il questionario sottoposto e 67 hanno, in almeno un caso, deciso di porre termine alla vita

di un paziente. La ricerca è disponibile online all’Url http://bmj.com/cgi/content/full/315/7100/88

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