Evasioni imposte

Di Bottarelli Mauro
30 Agosto 2007
«Lo sciopero? Una boutade di Bossi. Ma che la pressione fiscale sia insostenibile lo certificano Bankitalia, Ue e osservatori internazionali»

Mentre l’ultima trovata fiscale del governo dell’Unione, ovvero la tassazione dei Bot che aumenta dal 12,5 per cento al 20, assume i contorni della bega di paese tutta interna al governo, una certezza si staglia all’orizzonte politico italiano in attesa dell’autunno: la riforma della legge Biagi, invocata a piena voce dall’ala sinistra della coalizione e che Romano Prodi si troverà costretto ad attuare se non vuole dire anticipatamente addio a Palazzo Chigi. Di questo e del futuro dell’economia italiana abbiamo parlato con Giuliano Cazzola, presidente del comitato per la difesa e l’attuazione della legge Biagi.
A che punto è la preparazione della manifestazione del 20 ottobre in difesa della legge 30? Quante adesioni finora? Anche qualche esponente della maggioranza ha aderito?
Da pochi giorni è entrato in funzione il blog (www.comitatoleggebiagi.it), dove offriamo la nostra controinformazione e raccogliamo le adesioni (adesioni@comitatoleggebiagi.it) che stanno arrivando con continuità. Ad occhio ne sono arrivate circa un centinaio (tra cui Fabrizio Cicchitto, Roberto Formigoni, Pierferdinando Casini, Gianni Alemanno, Altero Matteoli, Enrico Cisnetto, Benedetto Della Vedova, Renato Brunetta); e siamo appena all’inizio e in estate. Siamo abbastanza soddisfatti dell’interesse che abbiamo suscitato anche nell’area della maggioranza. Le adesioni più significative di personalità del centrosinistra riguardano Nicola Rossi, Franco Debenedetti, Lanfranco Turci, Emma Bonino, Bobo Craxi, Daniele Capezzone, Mauro Del Bue e di tanti altri della diaspora socialista. è stato espresso apprezzamento da parte della Cisl e da altre importanti organizzazioni sociali. Ovviamente queste adesioni sono condizionate al tipo di evento che sapremo realizzare il 20 ottobre. Se si trattasse di una manifestazione contro il governo dominata dall’opposizione è chiaro che questi nostri interlocutori si sfilerebbero. Noi siamo intenzionati ad evitarlo e a fare il possibile per tenere aperto un confronto con i riformisti dell’altra sponda.
Come valuta le dichiarazioni del ministro Paolo Ferrero riguardo la tassazione di rendite finanziarie e Bot e l’imbarazzata smentita di Romano Prodi?
Al solito il ministro fa appello al programma, magari con un’interpretazione molto schematica. Quanto è inaccettabile nelle dichiarazioni di Ferrero è il risvolto ideologico. Per lui non è giusto che il lavoro paghi più tasse delle rendite. Dimentica che i lavoratori sono anche dei risparmiatori. Quanto a Prodi, c’è poco da smentire. L’aumento della tassazione delle rendite è una storia vecchia come il cucco. Prodi ha rischiato persino di perderci le elezioni. Sa come finirà questa vicenda ? Che la tassazione sul lavoro continuerà ad essere alta e che crescerà l’aliquota sui rendimenti finanziari. La sinistra reazionaria non si preoccupa neppure di dar prova di una cautela tattica. Mentre è aperta un’offensiva sulla pressione fiscale da parte della Lega, loro propongono persino di aumentare il prelievo.
Ritiene anche lei che uno sciopero fiscale sia legittimo e utile?
è fin troppo evidente l’insostenibilità della boutade estiva del Senatùr. Ma ad essa nessuno ha ancora rivolto la sola critica che non teme smentite: e cioè che le amministrazioni regionali (a cui Bossi propone di devolvere il gettito fiscale) sono mediamente più estranee e lontane dai problemi concreti della gente, più inefficienti e sprecone (anche con riguardo ai costi della politica) delle tanto vituperate amministrazioni centrali. Ma perché una proposta evidentemente provocatoria (che non ha riscosso neppure l’appoggio di tutta la minoranza) ha determinato tante polemiche fino a provocare un malcelato allarme nella maggioranza? La ragione è semplice. Col fiuto politico che lo contraddistingue, Umberto Bossi sa benissimo che a sollevare la questione fiscale in realtà come la Lombardia e il Triveneto (che sono poi le sole ad interessare la Lega) si tocca un nervo scoperto e si dà voce a un problema reale. Che ormai la pressione fiscale stia traboccando oltre il livello di guardia non lo afferma soltanto uno scaltro capo partito, ma lo certificano la Banca d’Italia, la Ue e tutti gli osservatori internazionali, ad avviso dei quali l’Italia è prossima ad una fase regressiva che non solo continuerà ad allontanare gli investitori esteri, ma che solleciterà processi più intensi di delocalizzazione produttiva anche di aziende italiane, costrette ad emigrare per poter competere. Ecco perché, quando il cardinal Tarcisio Bertone ha usato, con evidente scelta delle parole, l’espressione «leggi giuste», non si è limitato ad un fervorino pastorale, ma si è spinto a dare anche una valutazione di qualità. Non a caso Avvenire si era parecchio risentito quando Prodi aveva scomodato addirittura i fulmini celesti contro gli evasori. Ma ridando a Cesare quel che gli spetta, nei principi generali del diritto si è soliti distinguere tra legalità (ovvero conformità alle leggi) e giustizia. Non sempre le leggi sono anche giuste. è dovuta obbedienza ad una legge ingiusta? La risposta non è facile. E non può essere data una volta per tutte. Nel caso del fisco capita che quella risposta la dia la dimensione dell’evasione. Salvo ricordare che le rivoluzioni della storia moderna (a partire da quell’americana del not taxation without representation) sono state determinate da ragioni di natura fiscale.
La Germania ha guadagnato in competitività il 40 per cento per unità di costo del lavoro rispetto all’Italia. Quindi Berlino può assorbire il rincaro dell’euro ed esportare. Condivide le preoccupazioni che giungono da più parti al riguardo?
Sì, ma non mi spaventano più di tanto. Io credo in un’economia sempre più integrata a livello europeo. Non mi interessano più di tanto le performance nazionali.
Non ritiene auspicabile un’intesa bipartisan in difesa della legge Biagi?
Come ho detto, è l’ipotesi a cui sto lavorando, la sola che mi interessa. Non mi sono messo a proporre iniziative per motivi politici ma per tre ragioni di fondo: l’amicizia per Marco Biagi, l’esigenza di difendere il suo lavoro dall’aggressione che si è riproposta nelle ultime settimane, l’amore per il mio paese in mano ad un caravanserraglio impresentabile. Confido nella possibilità di compiere un pezzo di strada comune con i moderati dell’Unione. Si saranno accorti che nel mirino non c’è solo la legge Biagi ma tutta la legislazione innovativa sul mercato del lavoro.

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