EX VOTO DEL VERONESE TORNA UN PO’ DI MODA
E’ conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ed è un ex voto, come lo sono tanti dipinti disseminati nelle varie chiese e santuari del nostro paese commissionati ad artisti (perlopiù ignoti) per aver ricevuto dalla Madonna una grazia particolare.
S’intitola “La battaglia di Lepanto”, si presume sia stato dipinto nel 1573 e l’autore è Paolo Caliari detto il Veronese (Verona, 1528-Venezia, 1588), il pittore più rappresentativo della Serenissima insieme con Jacopo Robusti detto il Tintoretto (Venezia,1519-1594), dopo la morte di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/90 ca-Venezia, 1576) che aveva letteralmente dominato la scena artistica lagunare per quasi un secolo. Il dipinto fu acquisito dalle Gallerie dell’Accademia nel 1812 e ivi trasportato. (a proposito, non sarebbe bello che la Soprintendenza speciale per il Polo museale veneziano restituisse l’opera al contesto originario dal quale è stata sradicata per esser trasferita in un museo che, per quanto prestigioso, fa passare inosservato il significato per cui è stata realizzata?). L’attuale memoria liturgica della Madonna del Rosario cade il 7 ottobre e prende origine dalla memoria della Beata Vergine Maria della Vittoria istituita da Papa san Pio V in memoriale della vittoria conseguita dai cristiani nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Battaglia decisiva per la storia dell’Occidente perché arrestò l’avanzata dei turchi che dominavano già il Mediterraneo e occupavano una parte dell’Europa, minacciando la Chiesa, Venezia e l’intera cristianità. Il dipinto del Veronese testimonia dunque della ferma persuasione che vi era nel popolo allora, che fosse stato un intervento divino a determinare le sorti della battaglia. Si comprende dunque perché, nella parte superiore del dipinto, tra le schiere angeliche il Veronese abbia rappresentato un gruppo di santi intercedenti presso la Vergine: da sinistra san Pietro, san Rocco compatrono della città di Venezia – oltre che protettore dalle epidemie di peste –, santa Giustina che in mano reca un pugnale – e della quale ricorreva la festa il 7 ottobre, giorno della battaglia – e san Marco, patrono della Serenissima. Tra loro vi è una figura supplice vestita di un bianco mantello che potrebbe essere Venezia o la Fede. Oppure entrambe, visto che la differenza tra Venezia e la Chiesa per chi partecipò alla battaglia di Lepanto – e soprattutto per i numerosissimi veneziani – non si poneva. Da questa coltre di nubi dove i santi e la Vergine sono situati scende un raggio di sole a illuminare la scena sottostante e in particolare il vessillo di san Marco, issato su una galera veneziana. Nella parte destra in alto invece c’è un angelo vestito di rosso che scaglia frecce incandescenti sulla flotta nemica. La presenza di san Pietro sembra confermare l’ipotesi che il dipinto fosse stato commissionato dal nobile Pietro Giustinian, distintosi nella battaglia, come ex voto se fosse tornato vincitore per donarlo alla chiesa di San Pietro Martire presso cui abitava. San Pio V attribuì il successo di Lepanto alla Madonna auxilium christianorum e volle esprimere la sua gratitudine istituendo la festa della “Beata Vergine della Vittoria” per il 7 ottobre. Per grazia ricevuta dunque, come il dipinto ci testimonia.
Vladek Cwalinski
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