Facciamo un concerto per salvare l’Italia da Prodi

Di Tempi
12 Luglio 2007
un uomo per tutte le stagioni

Gira il mondo e lo spiega a seconda del paese in cui si trova. Va dagli israeliani e mette in guardia l’Iran. Manda un sodale di governo a Damasco e allora è Israele che va messo in riga. Il giorno che passeggia a braccetto con Franco Giordano racconta che bisogna abolire lo scalone. La sera che cena con Tommaso Padoa-Schioppa si ricorda che esiste una Commissione europea che non dimentica che il debito italiano non è una mozzarella di bufala. Intanto però la Campania sta in buone mani. Infatti, dopo la resa del buon Guido Bertolaso e dopo quattordici anni di disdoro monnezzaro ulivista, adesso è nelle mani dei ‘no alle discariche’ e ‘no ai termovalorizzatori’ (ma a un certo stile di smaltimento dei rifiuti forse sì, posto che lo smaltimento fai-da-te, come la camorra, ha un certo appeal paesaggistico e quindi va salvaguardato). Ha fatto una Finanziaria da lacrime e sangue per incassare un tesoretto che, considerati gli ‘scalini’ dai quali lo vuole buttare, non servirà a nulla se non a preparare un’ennesima stangata. Si duole dei bombardamenti antitalebani della Nato per giustificare una politica estera che esiste solo dipinta sull’acqua del Tevere. E si attacca allo scandalo Pollari senza sapere che così facendo cancella anche il programma dell’Unione in cui sosteneva una politica di antiterrorismo che non fa la guerra ai jihadisti ma fa l’amore con l’intelligence. Sì, ma quale intelligence? Quella testé demolita o quella della rassicurante faccia di Gino Strada? Non ha più uno straccio di un amico nei giornali che contano. Non c’è nessuno, neanche al Consiglio dei ministri, che non parli male di lui. In pubblico, il sindacato lo addita come lo chef di una «maionese impazzita». In privato, i suoi stimati gourmet lo qualificano di ‘bollito’. È esaurito. Forse non lo sa (ride sempre), ma qualcuno dovrebbe dirglielo. Mettergli una camicia di forza politica e portarlo via.

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