Fai loro venire una paura da Nobel
Mio caro Malacoda, so che vorresti sapere cosa ne penso del Partito democratico, del suo nuovo segretario e delle primarie che lo hanno incoronato, ma dovrai tenerti la curiosità, non intendo occuparmi di politica italiana, ancora per un po’, finché non cadrà il governo Prodi non vedo perché sprecare tempo ed energie. Ti volevo invece fare i complimenti per la tua trasferta svedese in occasione dei premi Nobel. Riuscire a far assegnare un premio umanitario a due politici (tali sono l’ex vicepresidente americano Al Gore e il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici dell’Onu) giustificandolo con motivazioni scientifiche è stato un piccolo capolavoro di confusione e di mistificazione. Il Nobel per la Pace, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere consegnato a persone che, pur impegnandosi in un contesto di scontro e di tensioni, infondono speranza nel futuro e tranquillità (lascia perdere il precedente di Yasser Arafat, non è mai la coerenza quello che ci interessa, ma la norma). Quest’anno, invece, il Nobel per la Pace è stato vinto grazie alla paura. è questo il nostro grande merito, il cambiamento e la perversione della norma: la sfiducia al posto della fiducia, il terrore al posto della sicurezza, la paura al posto della speranza. è come se una mamma premurosa invece di una baby sitter, per tranquillizzare i bambini assumesse Nostradamus. Infatti, Una scomoda verità (così scomoda da fargli vincere l’Oscar e il Nobel), il film-documentario di Gore, è stato subito prenotato dalle scuole di ogni ordine e grado: diciamoglielo fin da piccoli che in questo mondo non c’è futuro per loro. Tutto filava liscio, finché è arrivato un impiccione di un genitore inglese, uno di quei retrogradi convinti di avere ancora una responsabilità educativa nei confronti dei figli, e che questa passi più attraverso la verifica dei contenuti che non nelle discussioni sul menù della mensa scolastica. Uno di quelli che di fronte alla sorpresa dei professori – Ma come? Ma cosa dice? Ma è patrimonio comune, accettato da tutta la comunità scientifica che noi uomini stiamo riscaldando il mondo, sciogliendo i ghiacciai e mettendo in pericolo la vita delle generazioni future – non pensa di essere il solito minus habens disinformato, anzi sull’argomento ricorda di aver letto qualche cosa di scientifico che sostiene esattamente la tesi opposta, e spera che tali letture le abbia fatte anche qualche giudice. Non li cerca a Berlino, questi giudici, ma a Londra, e li trova: all’Alta Corte, dove mr John Burton ha definito il prodotto di Gore un film «fazioso e scientificamente non accurato», in cui si cerca di commuovere la gente con la scena della morte per annegamento di un gruppo di orsi polari, che però «non sarebbe dovuto allo scioglimento dei ghiacci artici, come sostenuto dalla pellicola, ma all’abbattersi di una tempesta particolarmente violenta» sul Polo Nord. Seguono altre dieci contestazioni puntuali della “scientificità” del documentario. Adesso ci resta il problema di spiegare come mai i giudici, che quando si occupano dei politici hanno sempre ragione, qualche volta hanno torto. Vedi un po’ di fare ricerche su questo Burton, magari è stato in vacanza in Italia, a Rignano. Non ti demoralizzare.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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