Falli sentire stanchi e annoiati
Mio caro Malacoda, vedo con piacere che i tuoi sforzi producono risultati. Di uno mi compiaccio in modo particolare: la stanchezza. Spero tu colga la mia intima soddisfazione tutte le volte che sento un tuo paziente dire: «Sono stanco». E glielo sento dire sempre più frequentemente. Inizia a dirlo il venerdì mattina mettendo le mani avanti, una scusa preventiva per il disimpegno col quale affronterà la giornata. Lo ripete il venerdì pomeriggio per giustificare l’uscita anticipata dal lavoro. È la prima frase che dice appena arrivato a casa per respingere l’assalto di moglie e figli e sdraiarsi davanti al televisore. Ovviamente è stanco anche la domenica sera, ma mai stanco come il lunedì mattina. Non alza un peso da almeno cinquant’anni, non fa le scale, si alza dal letto e si siede sul cesso, si alza dalla tazza e si siede a tavola per la colazione, si alza da tavola e si siede in macchina, scende dalla macchina e si siede alla scrivania, dalla poltrona della scrivania passa alla poltroncina del cinema, poi alla sedia del ristorante. alla fine non potendone più di stare seduto. si sdraia sul letto. Ed è maledettamente stanco. O meglio “si sente” sempre stanco.
Complimenti. La dissociazione tra ciò che si è e ciò che ci si sente è una delle più solide conquiste del progresso. Ora, il passo successivo è indurre l’evoluto cittadino del moderno Occidente a comportarsi di conseguenza; fargli superare la fase della lamentazione e spingerlo verso l’inattività, l’incapacità di reazione. Il giochino sofistico nel quale devi stare attento a non cadere è quello di: è meglio essere stanchi senza dirlo o dirsi stanchi senza esserlo? È meglio dirsi stanchi senza esserlo ma pensare e comportarsi come se lo si fosse davvero. L’arma ce l’hai a disposizione da sempre: la vecchiaia. E in questo caso non si tratta solo di uno stato mentale, ma di una realtà numericamente inconfutabile. Il Vecchio continente è un continente di vecchi. E i vecchi non ce la fanno più a reggere la ripetizione necessaria alla vita, non riescono più a vedere la novità nel ritmo naturale delle cose; per loro domani non è il “nuovo” giorno, ma è il solito giorno che si ripete. L’ha spiegato bene un buffone al soldo del Nostro Nemico, un certo Chesterton. Ai bambini piace la ripetitività. La nonna racconta la storia di Pollicino, il bambino ride e chiede: «Ancora». La nonna la ripete e il bambino dice: «Ancora». La nonna la racconta una terza volta e il bambino vorrebbe risentirla una quarta e poi una quinta. e la nonna non ce la fa più. Ecco, diceva Chesterton «Dio (il Nemico) è come quel bambino, da milioni di anni vede il sole sorgere tutte le mattine e tutte le mattine dice: ancora». Non si stanca mai. Pensa, caro nipote, che tra i suoi seguaci il Nemico ha dei pazzi che hanno osato sostenere che il giorno più bello della settimana è il lunedì. Perché? ti chiederai. «Perché si ricomincia» era la sconcertante risposta.
In conclusione, chi non ricomincia è alla fine dell’opera. Quindi, meno bambini si vedono in giro meglio è. E datti anche da fare per allungare la lista dei lavori “usuranti”. Un pensionato di 57 anni per noi è una manna. Ti lascio. Sono stanco.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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