FAMIGLIE DI CARTONE
L’attentato al metrò moscovita e il caso della bambina americana rapita sotto le telecamere e poi trovata morta hanno dominato l’attenzione e la capacità di pietà di noi tutti. Abbiamo sperimentato l’impotenza dello sguardo, abbiamo assistito allo strazio con gli occhi dell’Uomo della Luna – perché questo è il telespettatore: un uomo della luna.
Eppure ci sono tanti sguardi che, sommati insieme, formano la memoria. E la memoria, alla lunga, non è impotente, se non altro perché ci consente di leggere i fatti.
Mio figlio, ad esempio, va pazzo per I Simpson, e non nego che, quando mi capita di passarci davanti, anche a me vien voglia di fermarmi. Leggo molti libri di scrittori americani, e il mondo di tanti fra questi scrittori somiglia a quello dei Simpson.
Sempre di famiglie americane si tratta, e nel cartoon e nei romanzi. Come se un senso generalizzato d’insicurezza producesse un surplus di protezione nei riguardi dell’istituto familiare. Se confrontate questi prodotti con gli omologhi di trenta, cinquant’anni fa, vi renderete conto che della famiglia si parla molto di più adesso che allora.
è il messaggio che ci viene dall’America, e che distingue le disgrazie americane da quelle di altri paesi. è come un grido d’allarme talvolta un po’ meccanico ma continuo, incessante. è una sollecitazione – forse involontaria ma proprio per questo ancora più grave – alla nostra memoria. La famiglia è in pericolo, stenta a reggere. Ma se crolla la famiglia crolla la civiltà.
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