Fare il verso alla scuola

Di Persico Roberto
14 Dicembre 2006

E mozionatissima, Denise sale sul palco tirandosi su la vita troppo bassa dei jeans. Un gesto ormai consueto per le nostre ragazzine, quando si accorgono, intuiscono che quella striscia di schiena scoperta è un po’ fuori luogo. E l’occasione, per lei, è importante: sta ritirando il secondo premio del concorso nazionale di poesia “Con le mie parole”. Una manifestazione unica nel suo genere: perché è riservata agli studenti degli istituti tecnici, degli istituti professionali e dei corsi di formazione professionale. Quelli della “serie B”, insomma. Quelli che, in teoria, con la letteratura in generale e con la poesia in particolare avrebbero poca dimestichezza. Quelli che la sinistra vorrebbe salvare in astratto, intruppandoli tutti al liceo. Quelli che la Piazza dei mestieri, e tanti altri come lei, salva per davvero, offrendo corsi che insegnano un mestiere sotto il segno della bellezza.
È questa infatti, bellezza, la parola chiave della serata. La mette al centro della sua breve introduzione Patrizia Beraud, la prof che ha accompagnato le sue apprendiste acconciatrici nell’organizzazione dell’evento: «Di solito di fronte ai ragazzi che arrivano alla formazione professionale si è tentati di accontentarsi, di abbassare il livello delle richieste. Noi abbiamo fatto il contrario: siamo partiti dal gusto di raffinare il prodotto che le ragazze hanno quando realizzano un’acconciatura, abbiamo cercato di far riconoscere loro quell’attrattiva anche altrove. Perché solo la bellezza educa: solo la scoperta del bello nelle cose – e nelle persone – può condurre i ragazzi a riconoscerne il valore». Così hanno incominciato dalle vetrine scintillanti del centro, dai vestiti firmati che le incantano; hanno proseguito con immagini di altre mode, in tempi diversi, poi con rappresentazioni di altre bellezze; poco a poco sono arrivate alle parole che cercano di trattenere quel fascino, di esprimerlo sulla carta. Un “percorso dello sguardo” insomma che dalle boutique di via Roma è arrivato ai classici della poesia. E alla scoperta che lei, la poesia appunto, non è affare di specialisti, ma «uno strumento per dar voce a un desiderio di bellezza che a volte quasi nemmeno sanno di avere» spiega Cristiana Poggio, vice presidente della Piazza.
E così hanno cominciato a scriverne. Hanno partecipato, l’anno passato, a un concorso per gli studenti di tutti gli ordini di scuola, licei classici compresi, e sono arrivate seconde. Quest’anno ne hanno bandito uno tutto loro, riservato, appunto, agli studenti del cosiddetto “secondo canale”, a quelle che un vescovo del Duecento aveva chiamato «menti d’opra». Che hanno mostrato di saper trattare con la medesima abilità i capelli – o i cibi, fili elettrici: hanno partecipato cuochi, elettricisti, falegnami – e le parole. «Mi piace il clima di bottega che si respira qui», ha così sintetizzato Mario Cucchi, poeta e membro della giuria, «la poesia si fa con le parole: le abbiamo a portata di mano, si lavorano pazientemente, come gli oggetti, si restituisce loro la dignità, il decoro, la bellezza che perdono nella chiacchiera quotidiana».
Il premio comprende due sezioni, una per i ragazzi di madrelingua italiana, l’altra per gli stranieri – e sono tanti – che vogliono cimentarsi con la lingua di Dante. Denise studia da tessitrice al Cfp La Cometa di Como, ha vinto il secondo premio fra gli italiani con la poesia L’infinito:
Mare,/ dove il tuo azzurro/ incontra l’azzurro/ del cielo,/ confina il ricordo/ di ogni pensiero;/ sorride il sole/ con il suo caldo raggio/ scaldando il cuore/ di chi non ha coraggio,/ di chi non ha la forza/ di dire grazie alla vita,/ perché questa/ prima di iniziare/ è già finita.
Ex aequo Loris Braida, Itc di Rivoli (To),con la poesia Al tramonto:
Stropicciando la linea dell’orizzonte/ Là dove finisce il mare/ Giocando con gli ultimi raggi/ Del morente sole/ Al tramonto/ Anche il più/ roseo spiraglio di luce/ Fa speranza,/ alle tenere foglie,/ al tramonto,/ anche l’arrivar del vento/ non intimorisce il ramoscello d’ulivo/ e di quel rosso sfumato,/ e quel rosa candido,/ miro i colori di un’emozione, / ma solo al tramonto.
Hanno assegnato due secondi premi ex aequo perché il primo è andato a un fuori concorso, Jussi Chinchio, un aspirante perito agrario di Padova che ha superato, anche se di poco, il limite di età, diciott’anni. I giurati hanno letto lo stesso la sua opera, Luna nuova per morte luminosa, è piaciuta, l’hanno premiata ugualmente (il testo nel box a destra). Ogni premiazione è sottolineata, va da sé, dagli applausi dei compagni presenti. Ma l’apoteosi esplode con la seconda sezione, quella per i ragazzi non di madrelingua italiana. Hanno vinto un albanese, un turco, un brasiliano. Il primo e il secondo, Dimitr Murrizi e Enis Demirel, vengono da Modena, sono elettricisti della professoressa Cristina Rossi. Il silenzio del mare, s’intitola la poesia vincitrice:
«Il sole splende/ e i suoi raggi scintillano/ sul viso del mare/ e sembrano non finire.// Per questo mare infinito/ un poeta/ le parole/ non può/ trovare.// Il suo nascosto sorriso/ illumina/ e porta la felicità/ e l’ispirazione/ alle persone.// Ma la cosa più bella/ è ciò che c’è dentro// il suo silenzio/ ci attira/ più/ di/ 1000 parole».
L’armonia nascosta è la seconda, dall’evidente eco ungarettiana:
«Oltre/ Le montagne/ La calma immensità/ Del mare// Dentro/ Mi sboccia/ L’armonia».
Il terzo, Edicarlos Murineddu, è l’unico vincitore “di casa”, studia da parrucchiere alla Piazza dei mestieri. Ha scritto Terra:
«Una terra che mi ha abbandonato/ Nella notte più scura/ E lasciato solo// Poi nel raggio di luce che mi chiamava/ Ero sicuro che lì sarei stato bene// Il destino non mi ha voluto tranquillo/ Neanche lì/ Morte di un padre amato.// Ma la vita continua/ Una famiglia in cui sto bene,/ potrei essere felice // Ora vorrei vedere/ La terra che mi ha lasciato».
Tutti – il turco, l’albanese, il brasiliano – salgono sul palco fra le ovazioni dei compagni di classe. Italiani. Forse la poesia – la bellezza, radicata nella tradizione, proposta da adulti appassionati – riesce anche là dove i velleitari programmi ministeriali d’integrazione falliscono miseramente.

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