Fare opposizione è fare cultura
Il sociologo Luca Ricolfi è uno studioso di sinistra che ha concesso a Claudio Sabelli Fioretti, giornalista di sinistra, un’intervista di sinistra. Dice Ricolfi del programma di Romano Prodi: «Io l’ho letto. 281 pagine nelle quali erano riprodotti gli schemi mentali tipici della sinistra. Più involuti, più astratti e meno comprensibili di quelli del 1996 e del 2001». Un bel viatico. Ma non lo dice Berlusconi che il programma di Prodi è pura involuzione. Lo dice un illustre intellettuale del più bel milieu di sinistra, quello torinese. Dunque, dice, non solo c’è regressione in quel programma. Ma, dice, ci sono anche «cose false». Tipo? Tipo «che in questi anni è molto aumentata la precarietà e anche l’insicurezza nei luoghi di lavoro». Tipo che «cresce la disuguaglianza e la gente si sta impoverendo». Tipo che «Berlusconi non ha mantenuto le promesse» (quando la verità è che «le promesse Berlusconi le ha mantenute solo al 60 per cento»). E sapete quali sono le ultime, ma proprio ultime parole dell’intervista dell’«incontrovertibilmente di sinistra» Luca Ricolfi? «Mi auguro che si rivoti presto e un’altra classe dirigente si presenti alla guida di questo disgraziato Paese».
Ecco. Silvio Berlusconi e il suo pensatoio di oppositori che scalpitano all’idea di muovere «guerra totale, in Parlamento e nelle piazze», dovrebbero piuttosto ricordare con Andreotti che, di solito, il potere logora chi non ce l’ha. Perciò, piuttosto che strillare e poi, tra tre mesi, dopo aver vinto le elezioni a Milano e perso il referendum sulla devolution, rischiare di trovarsi un po’ ridicoli davanti a un potere coeso proprio perché cementato dal puro potere, Berlusconi e i suoi dovrebbero pensare a favorire la battaglia della cultura e delle idee. A favorire lo sviluppo di strumenti e la crescita di persone. Solo così, come dice di sé Ricolfi, anche la “gente gente” scoprirà «che la stragrande maggioranza delle mie convinzioni di sinistra erano luoghi comuni».
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