Farsi operare da un robot

Di Tempi
23 Maggio 2002
La terapia chirurgica dell’artrosi ha una storia abbastanza recente: ancora nei primi decenni del secolo scorso

La terapia chirurgica dell’artrosi ha una storia abbastanza recente: ancora nei primi decenni del secolo scorso l’intervento chirurgico era un evento raro che, spesso, si limitava al blocco delle articolazioni interessate. Quando, nel dopoguerra, il miglioramento della sua qualità ha evidenziato la necessità di disporre di un trattamento più efficace, in grado di risolvere in maniera radicale il dolore e l’invalidità causate dalla degenerazione progressiva delle articolazioni, l’introduzione delle protesi articolari, o artroprotesi, ha segnato un passo fondamentale in questa ricerca. Le protesi articolari sostituiscono le superfici danneggiate dell’articolazione con superfici analoghe di metallo e/o di plastica che vengono fissate all’osso. Fino ad oggi ne sono state impiantate con successo milioni in tutto il mondo: per la qualità dei risultati ottenuti, l’artroprotesi rappresenta ai giorni nostri il trattamento chirurgico preferito nella quasi totalità dei pazienti artrosici. Ma se il ‘900 è stato il “secolo delle artroprotesi”, agli inizi del nuovo millennio l’avvento delle nuove tecnologie ci spingono a migliorare quanto già sappiamo. Un aiuto notevole ci sta venendo dalla scienza dei materiali, dall’informatica e dall’ingegneria genetica e tessutale. Le nuove tecnologie hanno già consentito di ottenere modelli di artroprotesi sempre più sofisticati, progettati in maniera da garantire un migliore adattamento della protesi rispetto all’osso che la ospita, in assenza di reazioni avverse di tipo biologico o allergico. L’informatica ha portato allo sviluppo di una nuova categoria di strumenti computerizzati, capaci di migliorare l’esecuzione degli interventi chirurgici ortopedici. I robot, addirittura, si sostituiscono al chirurgo stesso nell’esecuzione di alcune parti dell’intervento chirurgico. La chirurgia assistita dai computer, ancora sperimentale, si sta rapidamente diffondendo e ci consentirà il controllo anche sulla qualità dei risultati futuri. Il futuro è anche affidato ai progressi dell’ingegneria tessutale, scienza capace di modificare le caratteristiche delle cellule per indirizzarle verso la trasformazione in cellule dell’osso e della cartilagine: tali cellule possono essere coltivate in laboratorio e impiantate nell’uomo, per riparare i difetti della cartilagine nell’artrosi iniziale di soggetti giovani, per riparare piccoli difetti ossei o per favorire l’integrazione delle protesi non cementate attraverso lo stimolo alla proliferazione dell’osso intorno alla protesi.

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