Fassino: «Da mesi giro per l’Italia in lungo e in largo». E infatti il partito democratico vola nei sondaggi
´ «Non si usa più fra i ladri tenere i soldi e restituire i documenti», dice Giorgio Bocca a Venerdì (6 aprile).
Non solo le stagioni, non solo i vini, non solo i partiti. Neanche i ladri sono più quelli di una volta.
´ «Questi ricercatori maschilisti hanno mai provato a metter un nuovo maschietto vicino alla vecchia topolina trascurata dal suo annoiato e perciò noioso consorte e che, corteggiata, potrebbe tornare a copulare con grande allegria?», dice Natalia Aspesi su Venerdì (6 aprile).
La Aspesi fa l’Esopa. In versione porca, però.
´ «Quando Letizia Moratti ha detto chiamatemi signor sindaco, noi femministe milanesi le abbiamo risposto: ci dispiace molto che dica così, perché lei è la “sindaca di Milano”», dice Luisa Muraro al Corriere della Sera (8 aprile).
Tutto bene. Un’unica perplessità: perché Luisa non si fa chiamare Murara?
´ «Voglio far capire quanto abbiamo e ho lavorato sul Partito democratico», dice Piero Fassino alla Repubblica (6 aprile).
Se ci fosse già il testamento biologico, tutto questo lavoro fassiniano potrebbe essere denunciato come accanimento.
´ «Qualcuno con un atteggiamento da Erode, mira solo a eliminare i piccoli partiti», dice Clemente Mastella alla Repubblica (7 aprile).
Ma Mastella ben montato sul suo asinello è già sulla via di Betlemme.
´ «Urge definire una strategia europea sui rapimenti», dice Gianni Vernetti al Corriere della Sera (10 aprile).
Una via continentale per abbandonare lo Strada nazionale?
´ «È con una logica riformista che Guido Rossi ha cercato di fare pulizia all’interno di Telecom», dice Ferdinando Targetti sull’Unità (10 aprile).
Logica riformista con tariffe superiformiste.
´ «Noi siamo interessati alle regole assai più che ai giocatori», dice Francesco Rutelli al Sole 24 Ore (10 aprile).
Noi chi? Lui e la Palombelli?
´ «Io non voglio entrare in un partito. Io voglio costruire un partito», dice Antonio Di Pietro all’Unità (11 aprile).
E senza nessun appalto-concorso.
´ «D’Alema resta in silenzio, osserva il gioco degli stranieri e pensa all’interesse nazionale», dice Francesco Verderami sul Corriere della Sera (7 aprile).
Solo che questa volta per l’interesse nazionale può fare molto meno. Giovanni Consorte è un po’ fuori gioco.
´ «Davvero la costruzione del Pd procede in modo stanco e burocratico, senza suscitare interesse e mobilitazione di energie?», dice Piero Fassino all’Unità (10 aprile).
Sì.
´ «Le indagini della Procura di Milano sul sequestro di Abu Omar hanno provocato un sensibile danno all’Italia e al suo apparato di intelligence», dice l’Avvocatura di Stato al Corriere della Sera (11 aprile).
Se si inizia l’inventario dei danni fatti qui e lì dalla Procura di Milano, si fa sera.
´ «Avrebbe dovuto usare i servizi come fece Berlusconi che delegando a Gianni Letta gestì i rapimenti molto meglio», dice Gabriele Polo al Corriere della Sera (11 aprile).
Il governo Prodi è arrivato al punto di farsi dare lezioni di razionalità e moderazione dal direttore del Manifesto.
´ «Gino è un pacifista radicale come noi», dice Salvatore Cannavò al Corriere della Sera (13 aprile).
Pacifisti? Ma non erano trotzkisti? Seguaci del vecchio Lev, il grande organizzatore dell’Armata rossa, quello che correva da un fronte all’altro portandosi dietro su un treno tutto lo stato maggiore?
´ «Per scavare un percorso nel fango, bisogna sporcarsi le mani», dice Vannino Chiti al Corriere della Sera (8 aprile).
E il fango in che cosa consisterebbe: Mastella, i Ds, il prodismo? Precisi, precisi, signor ministro.
´ «Da mesi giro l’Italia in lungo e in largo», dice Piero Fassino alla Repubblica (7 aprile).
E ben si colgono i risultati di tutto questo girare, nelle percentuali elettorali che i sondaggi attribuiscono al futuro Partito democratico.
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