Per Fassino «Di Pietro non è un caso, è solo naif». Meglio bruto di naif. Piero invece è proprio un caso

´ «La sala Buzzati del Corriere della Sera in Brera ha ospitato prima di Natale Lilli Gruber che presentava il suo libro America anno zero in compagnia di Daria Bignardi, Diego Della Valle e Mario Monti. Nonostante questo parterre de rois, poca gente quasi tutte donne dai 65 in su», dice Giuseppe Turani su Affari e finanza (8 gennaio).
Nonostante o a causa di quel parterre?
´ «È bello vedere che quando si cominciano a fare i conti, come sulle pensioni, quelle che erano tensioni e avversità si sono trasformate in approvazioni», dice Romano Prodi alla Repubblica (8 gennaio).
Quanto è vero. Segnaliamo in particolare l’approvazione convinta della politica riformista del governo sulle pensioni da parte dell’economista ex ds Nicola Rossi.
´ «Di Pietro non è un caso, è solo un po’ naif», dice Piero Fassino al Sole 24 Ore (10 gennaio).
Con il termine “bruto” invece che con quello di “naif” si descrive meglio Di Pietro. Invece Fassino è proprio un “caso”.
´ «Borriello, sospeso per doping, la cui linea difensiva è che la sostanza incriminata, un cortisonico, fosse presente in una crema intima usata dalla fidanzata», dice e. cu. sulla Repubblica (10 gennaio).
Leggendo questa notizia non potrete non convenire con noi che quando la Chiesa e il Foglio vi invitano a un po’ di astinenza, hanno le loro buone ragioni.
´ «C’è da stupirsi dello stupore», dice un editoriale non firmato del Riformista (11 gennaio).
È ormai questa la chiave del giornaletto arancione: uno stile dolcemente masturbatorio.
´ «Questa domanda era evidentemente sbagliata e quindi ha viziato anche il tenore della mia risposta», dice Paolo Ferrero alla Stampa (11 gennaio).
Ecco una brillante variante della famosa esclamazione fantozziana: «Mi si sono intrecciati i diti».
´ «Non sono contraria alla scollatura, la mia era una provocazione ironica», dice Silvia Toffanin alla Stampa (11 gennaio).
Una profonda provocazione ironica.
´ «La forza di queste è proprio quella di salire da dentro le professioni», dice Lucia Annunziata sulla Stampa (11 gennaio).
Il parere dei tecnici come un rigurgito, un ruttino.
´ «I generali dovevano rispondere di alto tradimento, un reato che con una delle famigerate leggi ad personam della maggioranza berlusconiana è stato abrogato», dice Daria Bonfietti sul Manifesto (11 gennaio).
Che cosa c’entra, in questo caso, la ben nota “personam”. Neppure i pm milanesi sono arrivati ad accusare Silvio Berlusconi di alto tradimento.
´ «Se nei paesi comunisti la Chiesa ha avuto bisogno di compromessi col potere, diventa poi più difficile sostenere che essa sia stata l’artefice del crollo del comunismo», dice Emanuele Severino sul Corriere della Sera (10 gennaio).
Va bene che l’essere parmenideo non contempla la possibilità delle contraddizioni. Però qui si esagera.
´ «Tutto ciò che è vecchio e stereotipato annoia», dice Dario Fo alla Repubblica (9 gennaio).
Un’autocritica?
´ «Tutti sapevano che Saddam era un mascalzone non un terrorista» dice Maurizio Matteuzzi sul Manifesto (9 gennaio).
Termine un po’ forte mascalzone. Non sarebbe meglio dire “un mascalzoncello”?
´ «Il dovere di non rimanere in passiva contemplazione di fronte alle forme degenerative dello spirito pubblico», dice Nando Dalla Chiesa a Europa (6 gennaio).
Questa volta vuole ammanettare il film Apocalypto. Si allargano gli orizzonti culturali dei tagliagole.
´ «Ho tradotto Mao. Ma subito devo precisare: non il Mao marxista, il rivoluzionario, ma il poeta», dice Renata Pisu alla Stampa (7 gennaio).
E sarebbe un’attenuante o un’aggravante?
´ «Parimenti chi trasforma riforma configurando una forma nuova», dice Eugenio Scalfari sulla Repubblica (7 gennaio).
Da un po’ di editoriali strampalati a questa parte, si capiva che Scalfari era sulla via del “sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”.

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