Femminismo musulmano
Shwaima ha un bel dire che l’islam «ha dato pieni diritti alla donna da 14 secoli, senz’altro più di quello che è riuscito a fare il mondo occidentale, che ha reso la donna un oggetto di piacere. La donna, nell’islam, vota da molti più anni di quanto non faccia qui da voi e non ha ottenuto questi diritti perché è diventata femminista, ma perché così ha detto Dio attraverso il Corano. Mentre le altre società per anni hanno dibattuto se la donna avesse l’anima, l’islam ha sempre detto che uomini e donne sono uguali di fronte a Dio» (U. Galimberti, “Noi e l’Islam”, D la repubblica delle donne, 3153). Ma se è vero che la donna musulmana è emancipata da prima del femminismo, non si capisce perché le femministe arabe, invece di essere trattate come delle ritardatarie, sono osteggiate, processate e spesso condannate a morte. Quando Il 20 marzo 2001 è stata terminata a colpi di mitra Hedaya Sultan Al Salem, la prima donna giornalista del Kuwait direttrice del settimanale Al Majalis. (cfr. M. Allam, Repubblica, 1101). Dal paese in cui gli innamorati respinti e i mariti insoddisfatti usano sfigurare le donne con l’acido proviene la scrittrice Taslima Nasreen. Se finora la Nasreen, che vive sotto protezione, è riuscita a scampare a diversi tentativi di assassinio, invece la scrittrice femminista turca Konka Kuris non è stata così fortunata. Un brevissimo trafiletto di Repubblica (2312000) ci informava che i resti del suo corpo, orrendamente seviziato, sono stati trovati in uno dei cimiteri di Hezbollah nell’Anatolia centrale.
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