Festa:« E’ ormai così dai tempi di Mani Pulite»
«Quanto accaduto con la pubblicazione dell’interrogatorio secretato di Renato Farina da parte di Repubblica non mi sembra affatto una sorpresa, sono quattordici anni che si comportano così. Non vedo quale sia la novità». Lodovico Festa, scrittore ed editorialista del Giornale ed ex vicedirettore del Foglio, ha le idee molto chiare riguardo il turbinio che sta sconvolgendo le Procure e le redazioni di alcuni quotidiani in questi giorni di veleni e veline, di intercettazioni e verbali. «Il cosiddetto problema è rappresentato dal fatto che alcune Procure utilizzano un rapporto privilegiato con alcuni giornalisti a livello strategico. Ma questo, oramai, non deve più stupire nessuno. Hanno affossato un governo nel 1994 con questo metodo, è solo la conferma di una vecchia tradizione. Quindi mi indigno, certamente, ma non mi stupisco. Il punto è quello di far tornare i magistrati nella loro caserma, nell’alveo che istituzionalmente compete loro. Questo non è, infatti, uno scontro che vinci sui particolari, ma lo vinci solo se imponi alla magistratura di perseguire il reato penale e non di utilizzare il codice penale per fare politica. è, mi pare, una strategia. La vicenda di Renato Farina, d’altronde, arriva al termine di tre mesi di fuoco, basti pensare alla gogna cui è stato sottoposto il portavoce di Fini, Sottile, solo per cercare di colpire indirettamente il leader di An. Contro di lui non c’era mezza accusa degna di questo nome, infatti è stato subito prosciolto, scagionato».
Ma perché questo “accanimento”? «Lo fanno perché il presidente Giorgio Napolitano ha chiesto chiaramente di non fare un decreto per eliminare la riforma Castelli che i magistrati invece avversano: altrimenti non si spiegherebbe questa effervescenza».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!