Fi, la paura fa 21
Ore 16.30 del 14 giugno 2004. Clima incandescente nella sede nazionale di Forza Italia. Sarà perché sulla sala stampa allestita in fretta e in furia picchia un sole tropicale. Sarà perché il Cav. ha già parlato (consegnando il suo pensiero post-elettorale ad una nota scritta) ed ora si aspettano al varco i suoi luogotenenti Bondi e Cicchitto. Sarà soprattutto perché il “partito guida” della maggioranza ha “subìto un calo” e i più giurano che «qualche testa rotolerà». Fatto sta che alla fine Bondi si materializza e non è sicuramente una bella visione.
Il coordinatore nazionale di Forza Italia è stanco, ha la faccia visibilmente preoccupata e, a differenza del solito, non dispensa sorrisi. Tra i giornalisti presenti comincia a farsi strada una certezza: «La prima testa che rotolerà è quella di Bondi». Dopo i ringraziamenti di rito si comincia. La linea è chiara: l’Ulivo non è la prima forza del paese, il governo (o la Casa delle Libertà per chi preferisce), assoluta eccezione rispetto al resto d’Europa, non perde. Anzi fa segnare un tondo 46,1% contro il 45,4% dell’opposizione. Il presidente Berlusconi, pur in mancanza di dati ufficiali, sembra senza discussione il più votato fra tutti i candidati.
E Forza Italia? Forza Italia non ha vinto (i dati parlano chiaro), ma non ha neanche perso (e ti pareva). O perlomeno ha fatto registrare una flessione che, se da un lato non è assolutamente un declino, dall’altro è in parte spiegabile. Innanzitutto è una «flessione molto limitata rispetto al 1999». Ciò nonostante «Forza Italia rimane comunque il partito di maggioranza relativa del paese, l’unico a superare la quota del 20%». Detto questo bisogno tenere conto sia del fatto che «le norme sulla par condicio e il sistema elettorale avvantaggiano i piccoli partiti a danno dei partiti guida». Il problema semmai è: di chi è la colpa di questa flessione? Il premier “parafulmine” ha già detto che la colpa è solo sua, Bondi e Cicchitto glissano ma il messaggio è grosso modo questo: non c’è dubbio che Berlusconi non ha potuto occuparsi di Forza Italia perché ha dedicato «corpo e anima al governo» per questo l’impegno, che deve continuare, è quello di creare «una squadra ancora più ampia che sappia assumersi la responsabilità di una forza politica» e crei «attorno al nucleo presente» una vera e propria direzione politica. Riponete le ghigliottine, almeno per stavolta non rotoleranno teste.
PAROLA D’ORDINE: CONFRONTO
E Bondi incalza: «Siamo interessati a un’analisi approfondita dei risultati elettorali, per ascoltare, correggere, modificare e arricchire la nostra linea politica. La flessione è un segnale che non dobbiamo ignorare e non lo ignoreremo. Anzi, ci incita a continuare e a dare nuovo slancio alla nostra azione riformatrice».
La base è già allineata. Voci da via dell’Umiltà insinuano che Scajola e i suoi erano già pronti a vedere i cadaveri dei propri nemici trasportati dalla corrente, ma la linea tracciata tutto sommato li soddisfa. Per il resto è tutto un no comment.
Rompe il silenzio Jas Gawronski unico candidato europeo che accetta di commentare il dato. «Paragonato al resto dell’Europa – ci dice – quella del Governo italiano non è certamente una sconfitta».
Gli fa eco Maurizio Lupi: «Il voto degli elettori ha premiato la coalizione di Governo. La flessione di Forza Italia non è coincisa con una crescita dell’opposizione ma piuttosto con un rafforzamento delle forze della maggioranza. Questo testimonia il desiderio di stabilità degli elettori. Ora dentro Forza Italia si apre un confronto serio sul significato di questa flessione e sulla necessità di avere una classe dirigente che possa guidare il partito». Tutto il resto è noia.
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