Fi sciacqua i panni in Arno
Mentre una parte della maggioranza di governo affronta i nodi di una discussione interna dalle conseguenze dolorose quanto inevitabili nella prospettiva di un grande soggetto politico unitario, sabato scorso a Firenze Forza Italia ha riunito i propri rappresentanti per rivendicare in maniera propositiva il suo ruolo di movimento autorevole nonché di partito maggioritario all’interno della Casa delle Libertà e dell’attuale alleanza di governo. Un risveglio e una presa di coscienza attese e sollecitate da più parti, le stesse che hanno affermato la volontà di riappropriarsi dell’iniziativa nell’azione del governo e del rapporto diretto con i sostenitori del centrodestra, oggi più che mai desiderosi di una guida forte e di una leadership chiara. Formigoni, Bondi, Cicchitto, Miccichè, Frattini, Pisanu, Pera, Adornato e molti altri protagonisti della giornata di studio e analisi hanno voluto rendersi portatori di quei fattori fondamentali della vita del partito che la politica aggressiva degli alleati ha spesso messo in ombra a discapito proprio dell’azione riformatrice. La logica del “tutto cambi affinché nulla cambi” non appartiene al dna di Forza Italia, movimento che si identifica con quelle riforme che il paese aspetta e che considera il potere come strumento per attuare il cambiamento e non come mera finalità di un’azione politica di conservazione. Il palco di Firenze ha restituito al partito e agli elettori una “sola” Forza Italia, luogo politico concreto in cui le dinamiche non sono vissute come delicato rapporto tra “ex”, ma come momento di dialogo costruttivo tra persone che hanno a cuore la sfida del futuro e non quella del passato, come ha rimarcato Ferdinando Adornato. Una percezione di identità non nuova ma rinnovata, rinsaldata, nello spirito originario di un partito che nasce non come puzzle eterogeneo ma come somma di esperienze raccolte attorno a un progetto preciso e ad una leadership forte e condivisa. Una politica del fare, insomma, sottolineata anche nell’analisi di Miccichè e nel suo richiamo ai rappresentanti affinché sentano pressantemente la percezione della grande responsabilità che il momento politico attuale si attende da Forza Italia. Responsabilità e lungimiranza che stanno anche nella sfida lanciata da Roberto Formigoni attraverso l’apertura agli alleati per un progetto politico comune: un’ipotesi coraggiosa che, se non generosamente ricambiata, costituisce comunque una base di partenza. Firenze ha segnato la fine del partito dei “berluschini” e l’inizio di una collaborazione reale tra chi, da qualsiasi latitudine di provenienza, ha dato credito alle parole di Berlusconi per un bene comune che non si può solo identificare con l’interesse del partito ma che deve avere come orizzonte e come respiro l’attenzione al bene del paese.
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