FIABA E REALTA’/3
Parliamo di uno dei princìpi che presiedono il mondo delle fiabe, senza il quale è impossibile parlare di magico, principi e fate e del nostro mondo. è il principio della ripetizione. A questo proposito le frasi virgolettate sono tutte ripetizioni di Chesterton in “La morale delle favole”. Le fiabe parlano di prove uguali affrontate ripetutamente, senza mai stancarsi. Chissà a quanti principi quella fata avrà ordinato di non voltarsi, pena il tramutarsi in sasso, senza mai perdere la sua efficacia? E quante volte i fratelli affrontano le stesse prove, fallendo, fino all’arrivo del più piccolo, o del più sciocco, che la prova affronterà vincendo, nella ripetizione continua della rivalsa dell’ultimo? E quante volte la notte cupa scende, e quante volte il sole benedetto sorge, e quanti chicchi di grano tutti uguali dovrà contare il nostro eroe? Per ricordarci che «a me, la pura ripetizione faceva vedere le cose come nate da un incantesimo», e se non è naturale per noi, lo è invece per i nostri bambini che di continuo guardano, pieni di meraviglia lo stesso mare, come fosse nato, proprio in quel momento, da un incantesimo; che di continuo ripetono, pieni di meraviglia, lo stesso gesto, riempio un camion di acqua con un bicchierino, lo svuoto con lo stesso bicchierino: un lavoro appropriato all’ordine di una qualche fata, non vi pare? E del perché i bambini non si stanchino di ripetere: «Appunto perché hanno una vitalità espansiva e una grande fierezza e libertà di spirito, appunto perciò i bambini desiderano le cose ripetute e invariate. Essi dicono “fallo ancora” e la persona anziana lo fa ancora fin quasi a morire, perché non ha più la forza sufficiente per godere della monotonia. Dio forse è abbastanza forte per goderne e può darsi dica al sole ogni mattina “ancora”; e alla luna ogni sera: “ancora”. Può non essere un’automatica necessità quella che fa le roselline tutte uguali; può darsi che Dio le faccia separatamente, una ad una, e non gli sia mai venuto a noia a farle».
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