Figli di uno stato hegeliano

Di Tempi
04 Maggio 2006
IL SIGNIFICATIVO OMAGGIO BERTINOTTIANO AI «DIPENDENTI PUBBLICI»

Le sottolineature del primo discorso del neo-presidente della Camera Fausto Bertinotti erano tutte largamente prevedibili, tranne due che hanno sorpreso più di un osservatore: l’omaggio a don Lorenzo Milani e alla sua scuola di Barbiana (su quel che diceva veramente il sacerdote, aldilà di certa pubblicistica progressista, vedi Taz&bao a pagina 31) e quello ai «dipendenti pubblici». «Credo – ha detto – che dovremmo guardare con attenzione e cura a tutte le amministrazioni da cui dipende la vita dello Stato repubblicano. Rivolgo da qui un’attenzione a tutti i dipendenti pubblici. affinché possano dispiegare tutta la loro potenzialità». Certo, si può pensare ad un’astuta captatio benevolentiae verso una categoria – quella degli statali – che è storicamente appannaggio di partiti come Udc, Udeur e An, o di sindacati come la Cisl, oppure ad un omaggio allo statalismo del quale il partito della Rifondazione comunista, di cui Bertinotti è segretario dimissionario, è strenuo difensore.
Ma c’è spazio per un’interpretazione più inquietante, corroborata dall’appello alla «riqualificazione dello spazio pubblico» perché ognuno possa viverlo come «propria comunità» e dal rigetto della politica come luogo dello scontro amico-nemico. Si è voluto derivare da quest’ultima affermazione l’avvento di un Bertinotti non più estremista e fazioso; in realtà il neo-presidente della Camera rigetta Carl Schmitt per ritornare a G. W. Friedrich Hegel, cioè alla dialettica in cui le tesi opposte non vengono distrutte, ma superate in una sintesi superiore, che avviene nell’ambito dello Stato: lo Stato è il luogo dell’inveramento della Ragione, e quindi dell’uomo.
L’uomo si realizza nello Stato, questo viene a dirci il comunista Bertinotti. Dunque tempi duri per il principio di sussidiarietà, per tutte le società naturali e i corpi intermedi.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.