Film Italia e Wojtyla, il defensor pacis
Come in tutti i film che si rispettino le storie proiettate hanno un primo e un secondo tempo. Così è stato anche per il film della Firenze no global. Prima era giusto preoccuparsi e sperare di poter tirare poi un sospiro di sollievo. Dopo, adesso, è giusto tirare un sospiro di sollievo e incominciare a preoccuparsi. Il film della lunga marcia di avvicinamento e del dopo Firenze ci racconta la trama di una crisi della democrazia tutta interna alla sinistra. La minoranza battuta al congresso dei Ds ha smesso da tempo il lungo e difficile gioco della dialettica interna. Per una semplice ragione: anch’essa partecipa della crisi di fiducia nelle istituzioni democraticamente elette. è una parte del partito che non crede più nel partito. Se non fosse che, in realtà, siamo alla presenza di uno schema collaudato della tradizione comunista: il soviet come strumento di pressing e di riforma dei partiti deviazionisti. Non è un caso che gli unici slogan carichi di odio ideologico a costellare le cronache televisive non siano stati né contro Bush, né contro Berlusconi, ma contro D’Alema. Quello di Firenze è stato il raduno meno no global della storia dei raduni no global. Fin quando il tema della manifestazione è stata la globalizzazione i partecipanti si contavano a decine di migliaia. Con crescendo rossiniano sono incominciati ad annunciarsi in centinaia di migliaia quando è venuto in chiaro che sotto il cappello della pace il vero tema era la battaglia interna alla sinistra e ai Ds in particolare. Mai come nei giorni del Social Forum i taxisti di Firenze sono stati impegnati a rilasciare ricevute. Qualcuno di loro si è anche chiesto cosa mai potessero farsene di ricevute dei giovani arrabbiati contestatori no global. Andare a chiedere il rimborso? E a chi? La Cgil è stata protagonista a Firenze. I veri vincitori dei giorni di Firenze sono gli anti D’Alema, Cofferati e Prodi. L’ex sindacalista tribunizio e piazzaiolo dispregiatore del partito e dei suoi vertici, e il tecnocrate che in Europa sta lavorando per attribuire sempre maggior potere alle commissioni. Tecnocrazia e populismo massimalista come sempre si amano nel nome della disistima in cui tengono la democrazia. Se il problema della sinistra si chiama massimalismo ideologico, quello del centro destra si chiama cesarismo personalistico. Un coordinatore regionale di Forza Italia prende a pugni un parlamentare della sua zona che aveva osato scrivere della crisi di rappresentanza. è da dieci anni che Forza Italia vive di coordinatori regionali non eletti ma nominati, ed è da stupirsi che i casi di pugilato parlamentare rimangano così rari. In questo clima di crisi più generale delle rappresentanze democratiche, il Papa giovedì entra per la prima volta in visita nella massima assise della democrazia del nostro Paese. è una visita preparata a lungo e con cura. Al di là dei contenuti del Suo intervento è certo che il linguaggio dei gesti che tanta importanza ha nella diplomazia vaticana, vuole suggerire la centralità delle istituzioni democratiche e segnalare la preoccupazione con cui da Oltre Tevere sono seguite le involuzioni di segno opposto. Non solo italiane e non solo del terzo e quarto mondo.
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